Il tumore che manifesta tardi i propri sintomi: cos’è e quali organi colpisce

I tumori neuroendocrini sono silenti, solo in un caso su cinque, infatti, manifestano i propri sintomi: tale insidiosa caratteristica ne rende spesso tardiva la diagnosi.

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I tumori neuroendocrini, definiti anche NET, colpiscono principalmente gli organi con alta componente neuroendocrina; tra questi il tratto dall’esofago al retto e l’area bronco-polmonare. I sintomi, purtroppo, si manifestano quando il tumore ha ormai compromesso le funzioni primarie dell’organo, rendendo gli interventi inefficaci. Solo in un caso su cinque è infatti possibile rilevarne la presenza.

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Tumori neuroendocrini: la malattia i cui sintomi si manifestano troppo tardi

I NET, altro nome con cui vengono indicati i tumori neuroendocrini, colpiscono le cellule specializzate nella produzione di ormoni e di neuropeptidi specifici. Nella stragrande maggioranza dei casi i sintomi non sono evidenti, ma iniziano a manifestarsi quando è troppo tardi, anche a distanza di anni dall’insorgenza della malattia. Ciò rende ovviamente un eventuale ciclo di cure pressoché inefficace. Stando a quanto riporta La Stampa, Laura De Marinis, responsabile dell’unità operativa di malattie dell’ipotalamo e dell’ipofisi del policlinico Gemelli di Roma ha affermato che nell’80% dei casi questa tipologia di tumori non presenta sintomi e che la diagnosi, delle volte viene effettuata in maniera del tutto casuale. Per quanto riguarda il restante 20% dei casi invece il tumore ha dimensioni così rilevanti da non poter passare inosservato. Sarebbe il caso di alcuni pazienti in cui si riscontrano crisi ipoglicemiche e svenimenti anche quando sono a digiuno. Tra i NET più frequenti ci sarebbe la sindrome da carcinoide, che procede con un’eccessiva produzione di serotonina causate dal tumore. La patologia si manifesta attraverso diarree, vampate di calore, scompensi cardiaci ed eccessiva sudorazione.

Per poter giungere ad una diagnosi esatta è necessario confrontarsi con un ampio numeri di professionisti specializzati in diverse branche della medicina, ma soprattutto competenti in materia. Stando a quanto riportato da La Stampa, considerata la rarità della malattia di vitale importanza risulta rivolgersi a strutture in grado di far fronte al particolare tipo di neoplasia, poiché aumenterebbe sensibilmente le possibilità di una buona riuscita delle terapie. Al momento, qualora il tumore fosse localizzato, la prima opzione terapeutica risiederebbe nella chirurgia; in presenza di metastasi, invece si dovrebbe agire farmacologicamente tramite chemioterapia. Esiste, riporta La Stampa, anche una terza ipotesi ossia l’embolizzazione o la termoablazione epatica.

Il presente articolo non ha carattere medico, ma uno scopo esclusivamente narrativo. Per tale ragione vi consigliamo di rivolgervi ad un medico qualora doveste riscontrare l’insorgenza di qualsiasi problematica legata all’argomento in questione.

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