Sinisa Mihajlovic, l’allenatore del Bologna che sta affrontando una battaglia contro una leucemia, si è raccontato in un’intervista concessa alla conduttrice di Verissimo Silvia Toffanin

Sinisa Mihajlovic
Sinisa Mihajlovic (Getty Images)

L’allenatore del Bologna, Sinisa Mihajlovic, è stato ospite del programma Mediaset Verissimo. Il tecnico, che da mesi lotta contro una leucemia, è stato raggiunto dalla conduttrice Silvia Toffanin a Bologna e l’intervista è stata mandata in onda durante la puntata trasmessa ieri, sabato 18 gennaio. Mihajlovic ha raccontato il percorso contro la malattia e come ha vissuto questi mesi.

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Sinisa Mihajlovic si racconta a Verissimo: “Non penso di essere un eroe, ho solo affrontato questa cosa per come sono io

Non è stata una bella notizia quando ho saputo della malattia, pensavo di potermi ammalare mai. Quando l’ho saputo, sono stato chiuso in camera due giorni a riflettere senza poterlo dire a nessuno, sono stati i due giorni più brutti della mia vita“. Inizia così l’intervista rilasciata dal tecnico del Bologna, Sinisa Mihajlovic, l’allenatore che da mesi ha iniziato una battaglia contro la leucemia, alla conduttrice di Verissimo Silvia Toffanin. “Per adesso sto vincendo, anche se devo fare attenzione. Sta andando tutto bene, non sto più prendendo il cortisone e questo è importante“, spiega Mihajlovic alla Toffanin soffermandosi poi sul momento in cui gli è stata comunicata la notizia della malattia: “Quando mi hanno comunicato la notizia i medici -racconta l’ex giocatore- io ho chiesto ‘questa leucemia si muore o si può anche vivere?’ e loro mi hanno detto che se fosse stato 20 anni sarei stato spacciato, ma adesso con le nuove tecnologie c’erano delle speranze“. Il tecnico poi spiega di come ha comunicato il responso dei risultati medici alla famiglia: “Ai miei familiari non sapevo come dirlo. La squadra andava in ritiro e allora dissi che avevo la febbre e non sarei andato insieme alla squadra. Sono andato a fare gli esami il giorno dopo, loro erano in Sardegna e quando sono tornate a casa gliel’ho detto. Anche per loro sicuramente non è stato facile, comunicarlo al telefono non è stato bello, però ho preferito dirglielo“. L’allenatore serbo racconta successivamente i cicli di chemioterapia affrontati in ospedale: “Sono entrato in ospedale convinto di poter vincere questa battaglia. È una battaglia più che altro mentale, dato che non senti molto dolore, devi essere forte. Ho affrontato cure molte pesanti, in 5 giorni ho fatto 13 chemioterapie, di solito le persone si sottopongono ad una chemioterapia al giorno, ma dopo il terzo avevano annientato tutto. Il primo ciclo è stato il più pesante, avevo sempre la febbre alta, mi sono venuti anche alcuni attacchi di panico, di cui non avevo mai sofferto, perché ero chiuso in una stanza con l’aria filtrata, l’acqua filtrata, non potevo uscire e stavo impazzendo. Volevo spaccare la finestra con una sedia, poi mia moglie e alcuni infermieri mi hanno fermato, mi hanno fatto una puntura e mi sono calmato e addormentato. I primi 43 giorni sono stati i peggiori“.

Silvia Toffanin visibilmente commossa chiede poi al tecnico serbo come si è sentito il 25 agosto quando ha raggiunto in campo la squadra per la sfida contro il Verona, nonostante fosse in cura da pochissimo tempo: “Volevo uscire e ci sono riuscito, ovviamente con il permesso dei dottori. Quel giorno faceva caldo, mi girava la testa, avevo perso 13 chili, ma volevo esserci, mi ero posto un obiettivo e l’ho raggiunto. Anche se non abbiamo vinto ho mantenuto la promessa di esserci alla prima di campionato. Tanta gente si vergogna a farsi vedere in quello stato, io no, fa parte della vita. Io non penso di essere un eroe, sono un uomo normale con pregi e difetti. Ho solo affrontato questa cosa per come sono io, ma ognuno la deve affrontare come vuole e può. Nessuno deve vergognarsi di essere malato o di piangere. L’importante è non avere rimpianti e non perdere mai la voglia di vivere e di combattere, di lottare e dare sempre il massimo“.

L’allenatore poi commosso parla delle vacanze di Natale trascorse in famiglia: “Sono state le vacanze di Natale più belle della mia vita perché avevo tutta la mia famiglia vicino. C’erano mia mamma, altri parenti che mi hanno raggiunto per starmi vicino. Mia mamma si è arrabbiata quando ho pianto durante la seconda conferenza stampa, a lei non va che io pianga. Poi, però, a casa mi ha preparato dei piatti serbi che sono molto saporiti e non li ho sentiti amari come quasi tutto quello che ho mangiato. Grazie a lei ho recuperato un po’ di chili“. Silvia Toffanin, poi, mostra a Mihajlovic una foto di suo padre ed il tecnico commosso racconta: “L’unico rimpianto della mia vita e non aver visto mio padre negli ultimi sette/otto mesi della sua vita. Io allenavo a Catania ed era difficoltoso raggiungere per un solo giorno la cittadina dove stavano i miei genitori. Quando hai i genitori noti tutti i difetti, io per esempio non sopportavo che facesse rumore quando mangiava, invece, quando poi non ci sono più ti mancano anche le cose che ti davano fastidio. Adesso vorrei che fosse qui anche solo per guardarlo, lo capisci solo quando lo perdi“.

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Sinisa Mihajlovic
Sinisa Mihajlovic durante l’intervista a Verissimo (screenshot)