Allarme Pfas: una delle emergenze sanitarie e ambientali più gravi del nostro Paese

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I medici dell’Isde hanno annunciato che i Pfas, ossia acidi usati nei processi industriali, sversati poi nel corso degli anni nel suolo o nella acque hanno causato un disastro sanitario e ambientale di proporzioni epiche.

Pfas
(foto dal web)

Per i medici dell’Isde non c’è dubbio, in Veneto siamo davanti ad uno dei più gravi disastri sanitari ed ambientali che abbia mai colpito il Paese: la colpa è dei Pfas. Questi ultimi, acidi usati nei processi industriali, per anni sono stati sversati nel suolo e nelle falde acquifere compromettendo l’intero ecosistema. La denuncia è avvenuta dinnanzi alla Camera, dove i medici hanno richiesto di effettuare una mappatura di tutti i pozzi e di svolgere studi epidemiologici per individuare la presenza e gli effetti che hanno avuto questi acidi.

Pfas, per i medici dell’Isde è allarme grave disastro sanitario e ambientale

L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (Isde) dinnanzi alla Camera ha definito l’inquinamento da Pfas in Veneto come uno dei più gravi disastri sanitari ed ambientali che ha colpito il Paese. L’Isde nel corso della conferenza ha presentato un “Position paper” per permettere una programmazione di interventi immediati e mirati al fine di verificare i danni effettivi provocati dallo sversamento di questi acidi industriale nel suolo e nelle falde acquifere. In Veneto, soprattutto fra Vicenza, Padova e Verona, riporta La Repubblica, per anni le industrie hanno contaminato con i Pfas l’ecosistema. L’intervento richiesto ora dall’Isde è mirato: “La mappatura completa dei pozzi privati, una Legge Nazionale che obblighi a dosare le Pfas prima che i fanghi di depurazione siano sparsi sui terreni agricoli come fertilizzanti, studi epidemiologici ben fatti a disposizione della comunità scientifica e che il limite di Pfas nell’acqua sia pari a zero“.

Gli esperti hanno inoltre rappresentato l’esistenza di un buco normativo: attualmente, infatti, i proprietari di pozzi privati che non si autodenunciano non vengono sanzionati e, se a seguito di analisi risulta un superamento dei limiti di sostanze inquinanti, i pozzi non vengono chiusi. Il Presidente dell’associazione, Vincenzo Cordiano, ha affermato, stando a quanto riporta La Repubblica, che l’analisi fin ora svolte sulle materie prime del Veneto sono state rese note senza però indicare dove di preciso siano state effettuate le rilevazioni e che pertanto si è generata solo confusione. Per questo si rendono necessari ulteriori accertamenti: “Sono necessari -riporta Repubblicastudi epidemiologici ben fatti, come ribadito dagli stessi consulenti della procura di Vicenza nel processo in corso alla Miteni di Trissino per il decennale sversamento in falda degli scarti di produzione“. “Il piano regionale di controllo sanitario -prosegue Cordianonon può essere considerato tale poiché partecipa solo il 60% dei 70.000 invitati ed esclude i soggetti sotto i 10 e sopra i 65 anni, donne in gravidanza e neonati. Si corre il rischio di un enorme spreco di risorse senza che vengano realmente tutelate le fasce più a rischio dei potenziali effetti tossici degli interferenti endocrini“. Infine spiega il Presidente dell’associazione: “Basta -riporta Repubblicaun solo nanogrammo per litro nell’acqua di Pfoa (acido perfluoroottanoico), una delle molecole più tossiche, per raggiungere nel sangue, nel giro di un paio di anni, concentrazioni potenzialmente tossiche specie per neonati, gravide e anziani“.

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Inquinamento
(foto dal web)