Rigopiano, il racconto di Francesca: sepolta per 58 ore

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Rigopiano, tre anni fa la tragedia della valanga che in Abruzzo travolse l’hotel uccidendo 29 persone: il racconto della sopravvissuta

Rigopiano
Rigopiano, tre anni fa la tragedia in Abruzzo (foto dal web) 

Sono passati tre anni dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano. Nell’albergo in Abruzzo, travolto da una valanga, morirono 29 persone. I sopravvissuti rimasero per giorni sotto le macerie e la neve prima di essere estratti. Tra questi, Francesca Bronzi, che attese per 58 ore prima che i soccorritori riuscissero a trarla in salvo. La donna perse nella tragedia il fidanzato Stefano Feniello. Ecco il suo racconto al ‘Corriere della Sera’ che ripercorre quei tragici momenti: “Lui aveva prenotato di nascosto per farmi una sorpresa. Quando è arrivata la valanga eravamo nella sala comune davanti al caminetto. E’ stato come se avessero buttato una bomba nella canna fumaria, siamo volati via. Mi sono trovata rannicchiata con le ginocchia al petto. Sono riuscita a vedere la mano di Stefano con la torcia del telefono, a un paio di metri da me. Lo chiamavo, non mi ha mai risposto. Volevo credere che fosse svenuto, non riuscivo a pensarlo morto. Eravamo finiti in spazi piccolissimi, con un’altra coppia, Vincenzo e Giorgia, a pochi passi da me. A un certo punto non riuscivo più a respirare, mi sono detta: basta, non ce la faccio più. Ho chiuso gli occhi, quando li ho riaperti faceva un gran freddo. Avevo addosso solo un jeans e una maglietta. Tra la neve e le macerie si vedevano alberi, non capivamo perché. Avevamo pensato a un terremoto, non a una valanga. C’erano state avvisaglie in precedenza, volevamo tutti tornare a casa ma c’era troppa neve. Sotto la neve, attendevamo i soccorsi che non arrivavano. Ho avuto un momento di sconforto, ho urlato, per fortuna c’erano Vincenzo e Giorgia con me. Quando si sono spenti i telefoni, il buio è stato spaventoso. Abbiamo temuto di morire là sotto, senza che nessuno sapesse cos’era successo. Poi un vigile del fuoco ci ha chiamato, aveva accento toscano. Fino al salvataggio sono passate 23 ore, hanno tirato fuori prima Vincenzo e Giorgia. Ero impaziente, quando sono finalmente riusciti a tirarmi per le spalle ho sentito un dolore allucinante alle gambe che per 58 ore erano rimaste attaccate al mio petto. I vigili del fuoco sono stati eccezionali, io, Vincenzo e Giorgia poi siamo andati a trovarli insieme. Ancora oggi abbiamo un rapporto bellissimo. Solo alcuni giorni dopo ho saputo che Stefano non c’era più. Lo ricordo sorridente, voleva una famiglia e dei bambini. E’ sempre qui, accanto a me”.