Ragazzo marocchino minaccia titolare di un’attività: “A tua figlia ci penserà Allah”

Un ragazzo marocchino è finito a processo a Belluno chiamato a rispondere di atti persecutori nei confronti del titolare di una tabaccheria di Feltre e della figlia di quest’ultimo.

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Tribunale (Getty Images)

Un ragazzo di 32 anni di origine marocchina è finito a processo davanti al giudice del Tribunale di Belluno chiamato a rispondere di atti persecutori. Secondo quanto riporta la redazione de Il Gazzettino, l’imputato, avrebbe perseguitato il titolare di una tabaccheria e la figlia di quest’ultimo, importunando anche la clientela dell’esercizio commerciale. Questi comportamenti hanno fatto scattare nei confronti del 32enne una misura di sicurezza che lo ha obbligato a presentarsi per tre volte a settimana in Psichiatria, misura di cui martedì in aula è stata chiesta la conferma dal pubblico ministero Sandra Rossi.

Feltre, ragazzo 32enne a processo: atti persecutori nei confronti del titolare di una tabaccheria e della figlia

Martedì 14 gennaio è iniziato il processo nei confronti di un ragazzo di 32 anni di origine marocchina, chiamato a rispondere di atti persecutori. Secondo la ricostruzione dell’accusa, come riporta la redazione de Il Gazzettino, il 32enne avrebbe molestato il titolare di una tabaccheria di Feltre e la figlia di quest’ultimo ed, inoltre, avrebbe importunato in più di un’occasione i clienti dell’attività. Il ragazzo avrebbe detto al titolare della tabaccheria, come riporta Il Gazzettino, in più occasioni: “A tua figlia ci penserà Allah“. La donna in merito avrebbe raccontato: “Mi minacciava in continuazione – scrive Il Gazzettinofacendo il segno della pistola con le mani o del taglio della gola. Mi aveva puntata e mi aspettava fuori di casa: mi incuteva timore, tanto che sono stata costretta ad avere con me sempre mio padre, che mi accompagnava e controllava di continuo. Viaggiavo praticamente con la scorta ogni volta“. Un giorno l’uomo, secondo il racconto del titolare, si sarebbe presentato in pantaloncini presso l’attività mostrando le sue parti intime, circostanza che sarebbe sfociata successivamente in un’aggressione che ha portato alla denuncia per lesioni aggravate nei confronti delle presunte vittime, padre e figlia. Il titolare, nel corso del racconto in Tribunale, non ha nascosto di aver utilizzato nei confronti del 32enne parole grosse perché esasperato dalla situazione che si era creata. In aula, per queste ragioni, la tabaccaia ed il padre, assistiti dall’avvocato Alberto Cilia, secondo quanto riportato da Il Gazzettino, si sono costituiti parte civile dopo aver chiesto, nel corso dell’udienza preliminare, danni per un totale di 20mila euro (10mila ciascuno). Il 32enne era stato sottoposto alla misura di sicurezza di presentarsi in Psichiatria 3 volte alla settimana, misura di cui è stata chiesta conferma dal pm Sandra Rossi.

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