Eni sanzionata per 5 milioni a causa della campagna pubblicitaria “ingannevole” sul diesel+. Ma la società petrolifera ricorre al Tar.

Diesel+ Eni
Diesel+ Eni

L’Antitrust ha inflitto una sanzione da 5 milioni di euro all’Eni in quanto il Diesel + non può essere considerato “green” o rispettoso dell’ambiente. Il gasolio resta comunque un prodotto “altamente inquinante”. La maxi multa al gigante petrolifero viene quindi comminata per pubblicità ingannevole nella campagna relativa al carburante “Eni Diesel+“.

Eni ha però deciso a ricorrere al Tar del Lazio contro la sanzione. Oggetto del contendere è l’articolata campagna pubblicitaria dell’Eni che, per far conoscere ai propri clienti il nuovo carburante, ottenuto miscelando un 85% di gasolio minerale con un 15% di prodotto di origine vegetale (o biodiesel), ha utilizzato il termine “green diesel” confondendo il prodotto finale con la sua componente biodiesel. Inoltre la compagnia ha utilizzato termini come “componente green” o “rinnovabile” e altri claim di tutela dell’ambiente, quali “Aiuta a proteggere l’ambiente e usandolo lo fai anche tu, grazie a una significativa riduzione delle emissioni”.

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L’accusa delle associazioni contro Eni

A rivolgersi all’Antitrust sono le associazioni Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente, ma anche Transport and Environment, la federazione europea che raccoglie organizzazioni non governative che operano nel settore dei trasporti e dell’ambiente. Ebbene, al termine di una lunga istruttoria corredata da diversi studi, analisi e ricerche, l’Autorità ha stabilito che i messaggi pubblicitari sono ingannevoli: non solo per l’attribuzione al prodotti di vanti ambientali che “sono risultati infondati”, ma anche per le caratteristiche del prodotto. Infatti non è neppure confermato il risparmio sui consumi “fino al 4%”, in quanto parziali.

Immediata la replica dell’Eni, convinta di “aver presentato alcune decisive evidenze che confermano la correttezza metodologica e informativa della propria comunicazione commerciale”. Tra queste, ha sottolineato “le proprietà assolutamente uniche sotto il profilo ambientale” della componente biodiesel Hvo utilizzata per il nuovo carburante, ma ha anche ribadito la correttezza dei risultati sulla riduzione delle emissioni. Quanto ai rilievi sull’utilizzo del termine “green”, la compagnia definisce le argomentazioni dell’Antitrust “puramente semantiche”. Adesso la patata bollente passa nelle mani del Tar del Lazio.

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