Blocco auto diesel: ma è vero che le macchine a gasolio inquinano di più?

Da Roma ai principali Comuni italiani scatta il blocco delle auto diesel. Ma è proprio vero che i motori a gasolio sono più inquinanti dei benzina?

I tubi di scarico di un'auto diesel (Foto Joe Raedle/Getty Images)
I tubi di scarico di un’auto diesel (Foto Joe Raedle/Getty Images)

Complice la pioggia che latita, in questi giorni nelle principali città italiane è nuovamente scattato l’allarme inquinamento. E i principali Comuni italiani tirano di nuovo fuori dal cassetto la solita risposta a questa emergenza, la più consueta ma anche la più banale: il blocco del traffico. A Torino, territorio più inquinato d’Europa, si rischia lo stop totale; a Firenze fino a sabato resteranno ferme le auto diesel fino ad Euro 2 e benzina fino ad Euro 3; divieti fino a giovedì anche nelle province di Venezia, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e Ravenna.

Ma il blocco che ha provocato più discussioni e più polemiche in assoluto è di sicuro quello voluto dalla sindaca Virginia Raggi a Roma, che da oggi ha vietato la circolazione nella Ztl (la cosiddetta “Fascia verde”) dalle 7:30 alle 10:30 e dalle 16:30 alle 20:30 per i veicoli a benzina fino ad Euro 2 e, soprattutto, per tutti, ma proprio tutti i veicoli diesel. Quindi anche quelli Euro 6, i più recenti e dunque anche i meno inquinanti. Ma ha davvero senso accanirsi con questa severità contro le motorizzazioni a gasolio? È vero, insomma, su basi scientifiche che questi sono i propulsori che fanno più male all’ambiente e alla nostra salute?

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Diesel vs benzina, chi inquina di più?

Cominciamo l’analisi dal particolato, visto che la decisione del Campidoglio è giunta proprio quando, per una settimana consecutiva, la concentrazione delle polveri sottili ha sforato il massimo tollerato di 50 microgrammi a metro cubo. Se è fuori discussione che i vecchi motori diesel, fino agli Euro 4, sono certamente responsabili di queste nanoparticelle, lo è altrettanto che quelli di ultima generazione, grazie ai loro filtri antiparticolato sempre più sofisticati e al sistema di abbattimento ad urea, hanno praticamente ridotto a zero l’emissione dei famigerati PM10.

I propulsori da Euro 5 in poi, sia a benzina che a gasolio, hanno ridotto addirittura del 96% questo valore rispetto a vent’anni fa, portandolo ad un livello che si può definire trascurabile. Se ci concentriamo sui nuovi diesel Euro 6d, addirittura, il particolato emesso è di ben trecento volte inferiore al limite imposto per legge. Non solo, ma la quota di smog prodotta realmente dalle auto è davvero poco significativa: secondo l’Istituto superiore per la ricerca ambientale, infatti, il traffico veicolare inciderebbe per appena il 9% dell’inquinamento totale. Molto più gravi sono i danni generati dai sistemi di riscaldamento (caldaie obsolete, stufe a legna o a pellet, camini), dall’allevamento e dall’industria.

Sotto l’aspetto degli additivi, i motori diesel stravincono su quelli a benzina: mentre questi ultimi contengono i temibilissimi eteri Mtbe ed Etbe e fino all’1% di concentrazione di benzene, nel gasolio praticamente non ce ne sono affatto (salvo uno 0,2% di scarto di raffinazione del benzene). E specialmente d’inverno, quando le temperature ambientali sono basse, prima che i motori a benzina inizino a catalizzare queste sostanze tossiche ci possono volere fino a cinque-dieci minuti dall’accensione.

Le emissioni di CO2 e NOx

Passando all’anidride carbonica e ai gas serra, notoriamente i diesel, grazie alle caratteristiche del carburante e alla loro efficienza interna, ne emettono generalmente di meno. In media la metà (0,5 g/km contro 1 g/km) per gli standard superiori agli Euro 4, quasi un quarto (0,66 g/km contro 2,3 g/km) per gli Euro 3. Non è un caso, dunque, se l’Agenzia per l’ambiente sostiene che la riduzione delle vendite di auto diesel e l’aumento di quelle a benzina abbia contribuito ad aumentare complessivamente la CO2 dell’1,6% a livello europeo. Ma, anche in questo caso, solo il 13% delle emissioni totali sono davvero imputabili ai veicoli.

Infine occupiamoci dei cosiddetti NOx (monossido e biossido di azoto), storicamente il problema numero uno del gasolio, lo stesso che fu all’origine dello scandalo del cosiddetto Dieselgate. Gli ossidi di azoto non sono tra gli inquinanti più pericolosi, ma possono comunque provocare problemi all’apparato respiratorio. Eppure, anche sotto questo fronte, le generazioni di motori più recenti hanno compiuto passi da gigante: grazie al ricircolo dei gas di scarico, ai vari post-trattamenti e ai sistemi a riduzione selettiva, infatti, gli Euro 6d-temp sono riusciti ad abbattere quasi totalmente anche queste sostanze.

Insomma, come abbiamo visto, demonizzare i motori diesel tout court non solo è assurdo e privo di qualsiasi base scientifica, ma può addirittura rivelarsi controproducente, perché spingere gli automobilisti a passare alle motorizzazioni a benzina fa in realtà aumentare le emissioni di anidride carbonica. Molto più logico sarebbe invece un blocco selettivo, che fermi solamente le macchine più vecchie e più inquinanti, consentendo invece la circolazione ai diesel più recenti (Euro 6d ed Euro 6d-temp). Perché il vero responsabile dell’inquinamento delle nostre città (almeno, di quella parte comunque minoritaria che dipende dal traffico veicolare) non è il gasolio, ma certamente il parco circolante troppo datato: oltre un’auto su cinque (ben 13,5 milioni di vetture in tutto) è stata prodotta con normative precedenti all’Euro 4.

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Gli scarichi di una macchina di ultima generazione (Foto Benoit Doppagne/Belga Mag/Afp/Getty Images)
Gli scarichi di una macchina di ultima generazione (Foto Benoit Doppagne/Belga Mag/Afp/Getty Images)