Il boss della Dakar: “La morte fa parte del motorsport”

Il direttore della Dakar David Castera ha detto la sua sulla tragica scomparsa di Paulo Goncalves nel corso della tappa 12.

(©Paulo Goncalves Twitter)

Il rischio di non tornare a casa fa e farà sempre parte del gioco. A dichiararlo ancora a caldo dopo la triste notizia del decesso di uno dei centauri più amati del rally raid, quest’anno in scena per la prima volta in Arabia Saudita, è stato il capo della carovana, fino a poco tempo fa loro collega.

Paulo faceva parte del gruppo da anni. Lo conoscevano tutti. Era un personaggio dell’evento“, l’omaggio di Castera a “Speedy” ripreso dall’Equipe. “Aveva rotto il motore della sua Honda nel corso della tappa 3, ma l’aveva riparato ed era ripartito“.

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Aveva tanta volontà. Sappiamo però che tutto ciò che ruota attorno alle moto è pericoloso. Personalmente ho preso parte alla gara in cinque occasioni in sella e quando partivo sentivo le farfalle nello stomaco. I rider non hanno protezioni e ne sono consapevoli. Goncalves era un professionista e sapeva dei pericoli. Questo è lo sport“, ha proseguito con un’amara ma altrettanto realistica riflessione che vale per tutte le discipline motoristiche, ma per la Dakar soprattutto.

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Tornando poi al crash risultato fatale per il 40enne del Portogallo, il boss della maratona nel deserto ha detto: “Abbiamo ricevuto l’allerta e il pilota Toby Price, in quel momento passato sul tratto dell’incidente, ci ha dato conferma. Ha trovato Paulo in terra e ha subito premuto il bottone rosso. Otto minuti dopo è arrivato l’elicottero. I medici sono intervenuti per rianimarlo, però non c’è stato nulla da fare. Sono cose che non si vorrebbero mai vivere“, ha poi concluso.

Come sempre in questi casi, lo show dovrà andare avanti e domani i concorrenti riprenderanno la corsa anche nel nome di Goncalves.

(©Paulo Goncalves Twitter)

Chiara Rainis