Rimane vergine fino al matrimonio, poi la sorpresa sotto le lenzuola

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ragazza vergine al matrimonio
foto – pixere

La giovane decide di restare vergine fino al matrimonio, ma quando tenta i primi rapporti sente troppo dolore e arriva anche un’infezione

Decidere di restare vergine fino al matrimonio. E’ stata la scelta di vita di Stephanie Muller una ragazza statunitense di 23 anni cresciuta in una famiglia cristiana. Ha deciso di arrivare illibata al matrimonio con il suo Andrew di 31 anni. Quando si sono sposati, però, non tutto è andato liscio. Quando hanno provato, la penetrazione è risultata troppo difficile e Stephanie ha contratto una grave infezione da lievito. A nulla sono serviti i medicinali. Questa dolorosa condizione è durata per più di tre mesi. Ad un successivo esame pelvico, la ragazza  urlò dal dolore. Ha riprovato ad avere un rapporto, dopo che finalmente questa infezione è rimasta alle spalle. Ma di nuovo non è andata bene. A gennaio del 2018 un ginecologo le aveva riscontrato una strana patologia nota come ‘vaginismo’.

 

Il racconto della ragazza rimasta vergine fino al matrimonio

“Restare illibata per la prima notte di nozze è stata una mia scelta personale. Volevo farlo solamente con colui che sarebbe diventato mio marito”, spiega la ragazza. “Personalmente credo che un rapporto carnale sia una cosa molto intima e speciale. Non volevo condividere il mio corpo se non con colui che avrebbe finito per sposarmi. Nonostante l’eccessivo attaccamento alle tradizioni o il bigottismo, ho sentito che la castità fino al momento giusto sarebbe stata la cosa migliore per me. Mi sono vergognata con mio marito per l’impossibilità di potere avere rapporti. Era quasi come vivere con un coinquilino piuttosto che con un compagno di vita. Siamo giunti al punto da avere paura di riprovare ancora ad avere un rapporto. Era troppo lo spavento di andare incontro ancora una volta ad un buco dell’acqua. Entrambi abbiamo deciso che la mia patologia non avrebbe dovuto condizionarci. Questo ci ha davvero aiutato a guarire emotivamente. Ho acquistato un set di dilatatori online fornito con un paio di libri, ma personalmente non li ho trovati utili. Mio marito ed io siamo andati al nostro appuntamento di consultazione a gennaio 2019, abbiamo iniziato le cure a fine marzo e le abbiamo terminate con profitto a maggio. Il vaginismo comporta non solo disagi fisici ma anche psicologici. Come isolamento e vergogna. Ma occorre non chiudersi e non lasciarsi travolgere. Io ed Andrew sentivamo di avere perso questa battaglia e che avremmo sofferto per sempre per questa cosa. Mio marito è stato unico, speciale, nel darmi sempre supporto. Ogni volta che incolpavo me stessa lui mi incoraggiava e mi diceva che nessuno dei pensieri negativi che avevo su di me era vero. E che mi amava sempre di più. Mi ha anche accompagnato ad ogni mio appuntamento in clinica, pur non essendo necessario. È un mio grande sogno, voglio impegnarmi per gli altri. C’è una grande mancanza di consapevolezza su questa patologia, ed al tempo stesso anche tanta paura. Ma voglio dire a chi è coinvolto in tutto questo che c’è sempre speranza. Che non si è mai soli e che la malattia non deve vincere. Parlarne e prenderne consapevolezza è il primo passo per vincere”.

ragazza vergine
Foto- pixere

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