Ora Iannone rischia davvero: “Il processo si farà”, dice l’esperto

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Dopo la positività alle controanalisi il processo per il caso del presunto doping di Andrea Iannone è inevitabile, secondo l’esperto Paolo Borrione

Andrea Iannone ai box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone ai box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)

“Non credo possa cavarsela senza un deferimento, con questa sostanza direi che il processo si farà”. Le parole del professor Paolo Borrione, specialista di Ematologia ed esperto di antidoping, suonano come una pietra tombale sulle residue speranze di Andrea Iannone di chiudere in tempi brevi il caso del suo presunto doping.

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C’era da aspettarselo, d’altronde, dopo che le controanalisi sul secondo campione di urine raccolto a margine del Gran Premio della Malesia avevano confermato la positività. Ora il passo successivo atteso è che la sospensione provvisoria del Maniaco si trasformi in un vero e proprio deferimento da parte della Federazione motociclistica internazionale. A quel punto l’avvocato del pilota, Antonio De Rensis, potrà chiedere il dibattimento di fronte alla Corte disciplinare internazionale (che si terrà per regolamento entro il 17 marzo), la quale dovrà poi emettere la sua sentenza al massimo in 45 giorni.

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L’assunzione involontaria è possibile

Tempi lunghi, poco compatibili con il fitto programma di test e di gare che ora attendono il circus della MotoGP nei mesi a venire. Ma questa è l’unica strada che consente a Iannone di dimostrare la sua totale estraneità a tutta questa brutta vicenda, che predica coerentemente fin dal primo giorno. Anche Borrione, infatti, conferma che la tesi di un’assunzione involontaria della sostanza sia credibile, sulla base dei valori molto bassi riscontrati nelle urine del centauro di Vasto.

Un quantitativo del genere, da un punto di vista strettamente scientifico, potrebbe essere compatibile con un ciclo di anabolizzanti, “se fosse stato concluso due o tre settimane prima del controllo”, ma anche con “un’assunzione non intenzionale recente”. Insomma, “non si può escludere l’involontarietà che in sede di giudizio apre vari scenari”, spiega il docente all’Università del Foro italico di Roma, ai microfoni della Gazzetta dello Sport. “Lì dipenderà dall’abilità della difesa nel convincere il giudice dell’inconsapevolezza dell’assunzione”.

Così Iannone può dimostrare la sua innocenza

L’innocenza di Iannone, dunque, resta un’ipotesi plausibile sul tavolo, e la sua difesa potrebbe dimostrarla predisponendo altri esami: non del sangue né delle urine, ma pensati per ricostruire il quadro storico dei valori. Il rischio per la carriera dell’abruzzese, tuttavia, c’è, e i precedenti non sembrano particolarmente confortanti per lui: i precedenti casi di positività al drostanolone, lo steroide anabolizzante riscontrato nelle sue urine, sarebbero stati tutti puniti con quattro anni di sospensione. “La chiave però sarà l’abilità della difesa di dimostrare, nell’eventuale giudizio, sia l’involontarietà dell’assunzione, sia la non rilevanza per le prestazioni”, conclude Borrione.

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Andrea Iannone in pista (Foto Aprilia)
Andrea Iannone in pista (Foto Aprilia)