Iannone, il caso va per le lunghe: ma c’è un modo per tornare già in pista

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Si attendono gli esiti delle controanalisi di Andrea Iannone, ma Aprilia lo vuole in pista nei test: per questo potrebbe chiedere lo stop alla sospensione

Andrea Iannone (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Andrea Iannone e il suo entourage restano in attesa, con il fiato sospeso, dell’esito delle controanalisi effettuate ieri. Lo stesso laboratorio di Kreischa, nei dintorni di Dresda in Germania, che aveva riscontrato la positività agli steroidi anabolizzanti, ha controllato anche un secondo campione di urine del pilota, raccolto anch’esso a margine del Gran Premio di Malesia.

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Si tratta di un atto dovuto per la strategia difensiva predisposta dall’avvocato Antonio De Rensis e dal perito Alberto Salomone, professore di chimica all’Università di Torino, che però in realtà non sembrano fare troppo affidamento su questa mossa. Errori nelle analisi, da parte di queste strutture accreditate dall’agenzia antidoping Wada, sono piuttosto rari.

Caso doping, la linea difensiva di Iannone

In attesa dei risultati, però, il legale del pilota di Vasto sta già lavorando al ricorso che, con ogni probabilità, dovrà depositare alla Corte disciplinare internazionale. La sua linea dovrebbe essere quella di sostenere l’assunzione involontaria della sostanza incriminata, magari attraverso carne contaminata agli anabolizzanti che il Maniaco avrebbe mangiato durante la sua lunga permanenza in Asia in quelle settimane.

Nel caso in cui anche la Corte respingesse il suo ricorso, a quel punto potrebbe rivolgersi anche al Tribunale arbitrale sportivo. La pena massima che rischia Iannone arriva fino a quattro anni di squalifica, ma nel caso in cui riuscisse a dimostrare che nel suo comportamento non c’era intenzionalità o volontà di barare, potrebbe essere molto ridotta, o addirittura limitarsi ad una semplice reprimenda.

Alla Aprilia serve Andrea nei test

Il problema principale riguarda i tempi lunghi del procedimento legale, che mal si sposano con il fitto calendario della MotoGP, che prevede i primi test pre-campionato già dal 2 al 4 febbraio prossimi, ironia della sorte sempre a Sepang. Test cruciali in particolare proprio per la Aprilia, che metterà in pista una moto completamente rinnovata, nel telaio ma soprattutto nel motore (con la V più larga, a 90°).

Per questo motivo la Casa di Noale ha tanto bisogno di avere in pista il suo pilota più blasonato nelle prove invernali, anche a costo di spostare poi la sua sospensione più in avanti e di vederlo saltare qualche Gran Premio a stagione in corso: lo ha ammesso oggi senza mezzi termini il boss Massimo Rivola alla Gazzetta dello Sport.

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La richiesta di sospensione

Per riuscirci, anche in attesa della sentenza definitiva, Iannone ha però un’ultima carta da giocarsi: quella di chiedere la revoca della sua sospensione provvisoria scattata il 17 dicembre scorso. Non ha ancora avanzato questa richiesta, finora, proprio per poterla presentare in tempo per i collaudi in Malesia. E dunque, se la Federazione motociclistica internazionale la accetterà, l’abruzzese potrà effettivamente presentarsi regolarmente in pista in sella alla sua RS-GP.

Andrea Iannone in sella alla Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone in sella alla Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)