Coca delivery: il nuovo modo di spacciare droga tramite smartphone

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A Milano gli spacciatori di droga hanno inventato una nuova rete per la vendita delle sostanze illegali: si chiama Coca delivery ed i protagonisti diventano gli smartphone.

Smartphone
(foto dal web)

La capitale della movida Italiana, Miliano, riesce a conquistarsi un altro titolo, ma questa volta tutto in negativo. Il capoluogo lombardo è, infatti, divenuto la prima piazza di spaccio tramite smartphone. Già perché le organizzazioni criminali hanno rivoluzionato la rete di compravendita delle sostanze illegali scomparendo dalle strade e rispondendo alle richieste dei clienti tramite il cellulare. Un sistema definito Coca Delivery a mezzo del quale lo spaccio è divenuto praticamente invisibile.

Milano, coca delivery: lo spaccio di droga a mezzo smartphone è la nuova frontiera della malavita

Una rete occulta di consegne a domicilio proprio come accade per i pasti, ma questa volta a giungere a destinazione era cocaina. A Milano la malavita si è evoluta facendo divenire invisibile le attività di spaccio e raggiungendo un fatturato da capogiro con la compravendita di sostanze stupefacenti solo attraverso delle telefonate o sms. Un numero di telefono cambiato periodicamente, riporta Il Corriere della Sera, dalla quale un certo Ginetto faceva sapere ai propri “clienti” di poter contare su di lui. Un uomo che nessuno avrebbe mai visto, ma in grado di soddisfare le illecite esigenze di soggetti provenienti dalle più svariate estrazioni: dal medico al barista, dal giornalista all’avvocato, dalla dirigente allo studente. Una rete in grado di fatturare centinaia di migliaia di euro. Un sistema, quello del Coca Delivery studiato nei minimi dettagli, un organigramma ben definito alla cui base venivano piazzati i cosiddetti “cavallini”, praticamente i fattorini del sistema di consegna. A questi ultimi venivano assegnate, riporta Il Corriere, 15 dosi da vendere a 30 euro ciascuna ed il loro compenso ammontava o a 90€ una volta terminate tutte le vendite o il corrispettivo in dosi, quindi 3. Il Procuratore di Milano, Laura Pedio che si sta occupando delle inchieste afferenti la droga ha affermato che la piazza di spaccio non è più il bosco di Rogoredo, bensì il cellulare di qualche narcos.

A nascondersi dietro la rete famiglie malavitose di calabresi e siciliani, il cui punto di riferimento si chiamerebbe Gianni, o almeno con questo nome lo conoscevano i clienti. A raccontare le pratiche degli spacciatori 3.0 alcuni fruitori di sostanze stupefacenti, consumatori abituati ed affezionatissimi. Una donna di circa 40 anni, riporta Il Corriere della Sera, dirigente dell’Agenzia delle Entrate avrebbe raccontato di come veniva contattata ogniqualvolta il numero del famoso Gianni cambiava. Ma lei non era l’unica, il re dello spaccio inviava un sms a tutti i suoi numeri in rubrica scrivendo: “Ciao ragazzi, sono Gianni. Sono tornato per voi. Preparate gli occhiali da sole, solito menù –riporta Il Corriere della Seralunedì dalle 17 in poi. A presto“.  Ma cosa significa “preparate gli occhiali da sole“? A provare a fornire un interpretazione un giovane cliente il quale, riferisce Il Corriere, avrebbe affermato: “Ritengo che il riferimento agli occhiali da sole sia relativo allo stato di alterazione post assunzione di cocaina. Ho cancellato il messaggio che è arrivato in tarda nottata per evitare problemi con la mia fidanzata“. Un altro cliente, un neurologo di 46 anni che ha ricoperto importanti cariche nella sanità milanese, ha spiegato di essere divenuto cliente di Gianni dopo una manifestazione di dolore che lo ha colpito. Non potendo assumere calmanti si sarebbe rivolto al mondo delle sostanze stupefacenti. Un rapporto di fidelizzazione quello della mala con i suoi “clienti” che prometteva sconti e regali a chi decideva di acquistare da lei piuttosto che rivolgersi ad altre organizzazioni. La versione di tutti i soggetti presenti in rubrica è la stessa: contattavano l’utenza quando avevano bisogno di cocaina e all’indirizzo indicato, Gianni avrebbe inviato un cavallino con la dose.

Milano capitale dello spaccio 3.0: impossibile quantificare i guadagni illeciti

Nel 2018 la polizia di Milano ha sequestrato circa 260 chili di cocaina, riporta Il Corriere della Sera, ma tra gli investigatori è sempre più ferma la convinzione che si tratti solo di un decimo di quella che gira nel capoluogo lombardo. Ad essere cambiata sarebbe la concezione della cocaina, oggi vista come un doping lavorativo in grado di accelerare e massimizzare le proprie capacità. Un’abitudine mortale quella dell’assunzione di cocaina come spiega Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento area Dipendenze dell’Asst Santi Paolo e Carlo: “Il corpo va fuori giri, si alterano il sonno, la veglia e la percezione di sé. Si passa dall’eccitazione alla depressione. Le conseguenze sulla psiche sono enormi. Quelle sul fisico anche: rischi di infarto, aritmie cardiache, emorragie cerebrali. È una roulette russa, ad ogni assunzione il pericolo aumenta“.

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