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Una nuova truffa per gli automobilisti rischia di diventare il nuovo tormento sulle strade italiane. Un testimone ha raccontato la sua disavventura

In tempo di crisi economica e difficoltà sociali legate al lavoro che non basta per tutti, le truffe si moltiplicano in tutta la penisola. Spesso i criminali colpiscono determinate categorie e si specializzano. Tra queste ci sta certamente quella degli automobilisti, un bersaglio non molto difficile. Ecco la nuova truffa per gli automobilisti. Si tratta del lancio dell’uovo sul parabrezza, una tecnica per costringere la gente a fermarsi e scendere dall’auto per innescare poi l’azione criminale.

“La nuova truffa mi ha spaventato, sono stato inseguito”

Un panettiere di Beinette, in provincia di Cuneo, ha raccontato la sua avventura: “Per qualcuno sarà anche una bufala, ma a me è successo per davvero e posso assicurare che non è affatto piacevole. C’è chi dice che Albume e tuorlo non si mischiano nell’immediato», e inoltre, l’uovo è costituito per oltre la metà di acqua: unita a quella spruzzata dall’auto, permette ai tergicristalli di pulire il vetro, che resterà comunque un po’ sporco e viscido, ma non al punto da limitare la visibilità e costringere l’automobilista a fermarsi. Invece è tutto vero, ed anche molto pericoloso – racconta Vicedomini -. Ero sul rettilineo diretto a Cuneo, e poco dopo la Bottero ho sentito un forte colpo sul cofano. L’uovo si è spaccato e ha sporcato il parabrezza sul lato guidatore. Sbagliando, ho subito azionato il tergicristallo, ma c’erano 3 gradi sottozero, l’acqua era gelata, non è uscita e il vetro è rimasto sporco. In quel momento, guardando lo specchietto retrovisore, mi sono reso conto di essere seguito da un’auto – continua -. Spuntata dal nulla, è rimasta quasi “incollata” al baule posteriore della mia per almeno un chilometro. Ho continuato a guidare, anche se non vedevo bene, senza accelerare. Arrivati alla grande rotonda prima della discesa verso Borgo San Giuseppe, mi hanno mollato e sono tornati indietro». Vicedomini ha quindi proseguito fino al panificio di Confreria. «Non sono sceso, avevo paura. Ho pulito il vetro rimanendo in auto, gettando dal finestrino sul parabrezza un po’ di acqua di una bottiglia che avevo tra i sedili. Poi ho controllato che non ci fosse nessuno in strada e soltanto allora sono entrato a lavorare. E ho realizzato che potevo essere derubato o rapinato». Di qui la segnalazione a un amico, maresciallo finanziere, che a sua volta ha allertato i carabinieri di Peveragno. «Ho anche mandato le foto del cofano, tra l’altro rimasto scheggiato, al sindaco di Beinette che mi ha riferito che faranno controlli sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza».

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