Il team principal della Yamaha, Lin Jarvis, è convinto che la rimonta della sua squadra sia iniziata con un cambio al vertice che ha portato nuova mentalità

Lin Jarvis, team principal della Yamaha (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Lin Jarvis, team principal della Yamaha (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)

La Yamaha è tornata. Se non (ancora) in termini di risultati assoluti, sicuramente sotto l’aspetto organizzativo. Ne è fortemente convinto il team principal Lin Jarvis, che ha potuto osservare una svolta decisiva nell’atteggiamento interno alla squadra dopo la rivoluzione dell’inverno scorso, nell’ambito della quale è stato sostituito anche il leader del progetto MotoGP, con la nomina di Takahiro Sumi al posto di Kouji Tsuja.

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“Ho confrontato i nostri risultati dell’anno scorso e di quest’anno, nel Gran Premio conclusivo di Valencia, e onestamente parlando non c’è stata una grande differenza in termini di posizioni finali”, ha spiegato Jarvis. “Ma credo che la storia di quest’anno sia stata un po’ diversa. Questo perché abbiamo ovviamente apportato delle modifiche al team, in particolare nell’inverno scorso, dei cambiamenti interni. Prima di tutto abbiamo corretto i nostri errori del passato, e poi ci siamo indirizzati verso una nuova strada, e credo che si sia visto certamente nella seconda parte della stagione”.

Il problema numero uno della Casa dei Diapason nel Motomondiale, sostiene il boss, prima ancora che di natura tecnica era infatti strettamente umano. La crisi di competitività della M1 e il ritardo accumulato nel tempo da Honda e Ducati avevano portato il gruppo di lavoro degli ingegneri di Iwata a chiudersi e a smettere di collaborare, con conseguenze negative evidenti.

“Il principale cambiamento è stato soprattutto sull’approccio, sull’apertura mentale”, prosegue Jarvis. “Una parte del nostro problema era dovuto al fatto che si erano create delle isole interne. Quando avete un gruppo o un’azienda, l’ideale è utilizzare tutte le abilità di ciascun gruppo individuale, di portarli a collaborare insieme, e credo che noi non facessimo questo. Avevamo il gruppo dei telaisti che lavorava sul telaio, quello degli ingegneri elettronici che lavorava sull’elettronica, e quello dei motoristi sul motore. Ma non eravamo nella situazione di lavorare tutti insieme, di vedere la moto come un unico sistema. Il motivo era che in alcune aree eravamo in difficoltà e questo può portare molto spesso i gruppi a chiudersi in se stessi. Nell’inverno scorso abbiamo resettato e questo ha portato ad un approccio più aperto tra gli ingegneri. Ora è completamente diverso e credo che questo sia stato l’aspetto più importante”.

Ma ora tutto è cambiato, come hanno dimostrato i progressi nei risultati di Maverick Vinales e Fabio Quartararo durante l’ultima stagione 2019: “Per noi è stato come premere il pulsante reset. La maggior parte degli ingegneri sono rimasti gli stessi, ma questo cambio all’approccio di gestione ha modificato di molto il modo di lavorare, e ora la nostra mentalità è quella di non lasciare nulla di intentato. Se siamo in difficoltà, cerchiamo una soluzione e, se non la troviamo all’interno, andiamo all’esterno. Questo è il cambiamento principale”.

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Le Yamaha di Maverick Vinales e Valentino Rossi escono dai box (Foto Yamaha)
Le Yamaha di Maverick Vinales e Valentino Rossi escono dai box (Foto Yamaha)