Ferrari apocalittica: “La Formula 1 sta rischiando di morire”

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Il CEO della Ferrari Louis Camilleri ha espresso la propria preoccupazione per il futuro della F1 se non verranno ridotti i costi complessivi.

La Ferrari di Charles Leclerc esce dai box prima del Gran Premio di Abu Dhabi 2019 di F1 a Yas Marina (Foto Ferrari)
(Foto Ferrari)

Il manager maltese ha accolto con favore il budget cap fissato a 175 milioni di dollari (senza motore e ingaggio dei piloti) da poco promosso dalla FIA per la rivoluzionaria stagione del 2021, ma ha altresì lanciato un monito per cui se non si continuerà ad intervenire su questo fronte il Circus sparirà affogato nelle spese.

In soldoni, secondo l’amministratore delegato del Cavallino, la massima serie a ruote scoperte dovrà da qui in avanti imparare ad innovare e a mantenere il suo status di apice del motorismo senza spendere le cifre folli degli ultimi anni, specialmente dopo l’avvio dell’era ibrida nel 2014. Ma soprattutto, dovrà cominciare a pianificare ulteriori tagli così da evitare la fuga dei piccoli ed incoraggiare nuovi Costruttori ad entrare.

Penso che abbiamo raggiunto un discreto compromesso dal punto di vista della riduzione della spesa relativa al telaio“, ha dichiarato Camilleri ad Autosport.  “Come team ci siamo schierati a favore perché crediamo che sia positiva per la sostenibilità economica dello sport”.

Con il tempo, però, il budget cap dovrà includere altre componenti dell’auto come le power unit e lo stipendio dei driver“, il consiglio dell’erede del compianto Sergio Marchionne. “Se la categoria non diventerà più accessibile economicamente, finirà per morire. Dunque, è nostra responsabilità farla continuare a vivere“.

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Da parte nostra abbiamo accettato di fare dei sacrifici pur di permettere alle squadra minori di avere più fondi a disposizione. Non abbiamo ancora definito la questione nel dettaglio, ma in linea di massima siamo giunti ad un accordo. Purtroppo quando si devono mettere assieme tante teste non è semplice“, ha concluso il dirigente, tuttavia decisamente meno determinato del suo predecessore a difendere l’unicità della Casa di Maranello nel contesto competitivo.

Mattia Binotto e Loius Camilleri (Getty Images)

Chiara Rainis