Mercedes: “Il motore ibrido? Ha fatto tornare i bambini in F1”

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Secondo il responsabile del reparto motori delle Frecce d’Argento Andy Cowell, la conversione della F1 all’ibrido ha portato diversi benefici.

La Mercedes di Lewis Hamilton, la Ferrari di Sebastian Vettel e le due Red Bull di Max Verstappen e Alexander Albon nel Gran Premio del Brasile 2019 di F1 a San Paolo (Foto Robert Cianflone/Getty Images/Red Bull)
(©Getty Images)

Come molti altri temi cari al Circus, anche questo di tanto in tanto torna ad essere dibattuto. Come ricorderete, a lanciarlo fu nel 2013 Ross Brawn, allora impegnato con la Mercedes nelle vesti di team principal. L’ingegnere della Greater Manchester sosteneva che, grazie all’adozione di un propulsore meno stordente rispetto ai precedenti, le tribune sarebbero tornate a popolarsi di allegre famigliole e annessi pargoletti.

Ora, a rinvigorire la tesi del tecnico britannico ci ha pensato Andy Cowell, pure lui di provenienza Stoccarda.

Il suono delle power unit attuali è piacevole. Il volume non è troppo alto, ma è comunque abbastanza rumoroso“, ha dichiarato a Motorsport Megazine. “Adesso che anche le serie di supporto montano l’ibrido, stiamo assistendo ad una crescita della presenza di mamme e papà con figli in circuito. Prima a causa dell’urlo dei V8 o dei V10 di bambini non se ne vedevano in giro“, ha proseguito dimenticando che la sua base di tifoseria dura a morire la F1 se l’è creata proprio con quando le unità motrici ruggivano.

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Molte delle persone che lavorano nell’ambito delle corse si sono rovinate l’udito, quindi da questo punto di vista sono stati fatti dei progressi“, ha evidenziato l’ingegnere che difende chi è costretto a stare con le cuffie per non diventare sordo.

In realtà sul fatto che per merito dei V6 siano aumentati i ragazzini sugli spalti mondiali siamo un po’ scettici. Allo stesso modo non crediamo che la strada scelta si stia rivelando così vincente. Almeno nel nostro Paese, infatti, il numero di seguaci della massima categoria è colato a picco e di certo nessun giovane o meno giovane vede nei piloti del presente degli esempi da seguire ed imitare come invece succedeva un tempo.

Chiara Rainis