Sla fermata grazie ai topi

Sla fermata grazie ai topi: un virus reso inoffensivo e iniettato nel midollo spinale dei topi ha bloccato la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) causata da una mutazione del gene Sod1.

Sla fermata grazie ai topi
Ricercatrice al micorscopio (foto Pixabay)

La ricerca è stata condotta dall’università della California a San Diego. Gli studiosi hanno creato un virus che veicola una molecola di Rna in grado di silenziare il gene malato.

In questo modo la degenerazione dei neuroni che controllano il movimento è stata bloccata. Il risultato è stato pubblicato su “Nature Medicine“.

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Sla bloccata: le parole del docente Martin Marsala

“Al momento, questo approccio terapeutico offre la terapia più potente mai dimostrata in un modello murino di Sclerosi laterale amiotrofica legata a mutazione del gene SOD1″, sostiene Martin Marsala, docente del Dipartimento di anestesiologia alla UC San Diego School of Medicine.

La tecnica, secondo il gruppo di ricerca, sarebbe praticabile nei maiali e nei primati, dotati di un midollo spinale di dimensioni paragonabili a quelle umane.

La tecnica di iniezione è denominata “subpiale” perché permette di attraversare la pia madre, cioè la più interna delle membrane meningee che avvolgono e proteggono il sistema nervoso centrale.

Superata questa barriera, il virus-navetta raggiunge in modo uniforme tutte le cellule nervose, con risultati migliori di quelli ottenuti iniettandolo in vena o nel fluido cerebrospinale che circonda la pia madre.

La ricerca ha dimostrato che le iniezioni a livello cervicale e lombare, somministrate a topi adulti con il gene Sod1 mutato ma ancora senza i sintomi della Sla, consentono di prevenire la degenerazione dei neuroni motori.

Al momento, dopo un anno di sperimentazione, durante i test non si sono manifestati gravi effetti collaterali. In ogni caso, sottolinea Marsala, “verificare la sicurezza in animali più grandi e simili all’uomo sarà un passo cruciale verso la
sperimentazione clinica“.

Sla fermata grazie ai topi
Topo bianco (foto Pixabay)