MotoGP, il pagellone 2019: tutti i promossi e bocciati della stagione tra i big

0
184

Il pagellone di fine stagione 2019 ai big della MotoGP firmate da TuttoMotoriWeb.com: promossi e bocciati tra i piloti di punta del Motomondiale

La partenza del Gran Premio di Valencia, la gara conclusiva della stagione 2019 di MotoGP (Foto Gold & Goose/Red Bull)
La partenza del Gran Premio di Valencia, la gara conclusiva della stagione 2019 di MotoGP (Foto Gold & Goose/Red Bull)

Indovinate chi si merita il massimo dei voti? Ovviamente Marc Marquez. Ma, alle sue spalle, non mancano anche diversi altri super promossi al termine di questa stagione di MotoGP, come Fabio Quartararo o Maverick Vinales. Così come anche le delusioni e i bocciati, persino nomi di alto profilo come Valentino Rossi o Jorge Lorenzo. Tutti i voti ai big del Motomondiale appena concluso nel pagellone di fine stagione di TuttoMotoriWeb.com.

-> Per restare aggiornato sulle ultime notizie di F1, MotoGP e Superbike CLICCA QUI

Marc Marquez: voto 10 e lode. Ogni stagione inizia con il ritornello di rito: “Quest’anno non sarà così facile come il precedente”. E si conclude con un Cabroncito ancora più dominante di dodici mesi prima. In effetti sembrano vere entrambe le affermazioni: non è la MotoGP che sta diventando più facile, è il campionissimo catalano che spinge sempre più in là i limiti delle possibilità umane.

Fabio Quartararo: voto 9. Dodici mesi fa era forse il debuttante da cui ci si attendeva di meno, un nome quasi oscuro per la MotoGP, un azzardo ritenuto troppo rischioso per il team Petronas. Oggi ci ritroviamo a parlare della rivelazione dell’anno, il miglior debuttante dai tempi di Marquez, un sicuro protagonista nei campionati che verranno, un predestinato al titolo iridato. Sei pole, cinque secondi posti: manca solo la vittoria, ma avrà tutto il tempo di portarne a casa molte.

Maverick Vinales: voto 8,5. La sua vittoria più grande non è quella di Assen, e nemmeno quella di Sepang, ma essersi scrollato di dosso l’ombra di Valentino Rossi e l’etichetta di eterno incompiuto in un colpo solo. Fino al 2019 sembrava una promessa mai realmente mantenuta, ora con il terzo posto iridato ha sancito senza dubbio il suo ruolo di caposquadra della Yamaha. Sempre che riesca a mantenerlo ancora a lungo, sotto i colpi dell’emergente Quartararo…

Andrea Dovizioso: voto 8. Il fatto che una stagione conclusa con due vittorie e il titolo di vicecampione del mondo (per il terzo anno consecutivo) venga considerata tutto sommato inferiore alle aspettative testimonia solamente che grandi passi in avanti Desmodovi abbia compiuto negli ultimi anni. È vero che non è riuscito a portare avanti il duello iridato con Marquez tanto quanto avrebbe sperato, ma resta pur sempre il migliore degli umani, e tuttora capace di prestazioni esaltanti ed emozionanti.

Jack Miller: voto 8. Che la sua vittoria ad Assen 2016 non fosse stata un fuoco di paglia, Jackass l’ha chiarito senza timore di smentita nel 2019. A parte quell’exploit, non era mai salito sul podio: in questa stagione ci è riuscito per cinque volte, abbinando così la sua indiscussa velocità finalmente ad una costanza di rendimento importante. Da Brno in poi ha demolito il ducatista ufficiale Petrucci (95 punti raccolti contro 55) e sembra pronto a scalzargli anche la moto factory nel 2021.

Alex Rins: voto 7,5. Due vittorie in una stagione monopolizzata da un pilota solo sono tante, a conferma del miglioramento prestazionale compiuto da lui e dalla Suzuki. Ma per prendersi davvero sulle spalle i galloni di leader della squadra deve ancora lavorare sulla sua continuità: quest’anno ha affiancato a colpi di reni incredibili anche molte altre gare ingiustificatamente opache. Il margine di crescita resta ancora netto.

Joan Mir: voto 7. Non avrà avuto l’esplosività della stagione di debutto di Quartararo, ma il giovane spagnolo ha riconfermato anche all’esordio in MotoGP quelle doti straordinarie di guida che aveva messo in luce nelle categorie inferiori. Ha commesso pochissimi errori (solo tre ritiri, tra i quali uno al via a Brno del quale non aveva colpe), è entrato con costanza nei primi dieci e nella fase finale delle qualifiche. Tenetelo d’occhio.

Cal Crutchlow: voto 6,5. Non è stata una grande annata per l’inglese, lontana dai fasti del 2016 o del 2018. Ma bisogna assolutamente concedergli un’attenuante: la Honda di quest’anno era ancora più Marquez-centrica che mai, visto che nel corso dei test invernali Crutchlow non ha potuto nemmeno dire la sua sulla direzione di sviluppo da imboccare, essendo convalescente dal terribile incidente di Phillip Island. Chiedere per conferma a Jorge Lorenzo.

Franco Morbidelli: voto 6. Gli è mancato il podio, ma quattro arrivi nei primi cinque e altrettante partenze in prima fila non sono certamente un bottino da buttare. Certo è che i 77 punti di ritardo da un debuttante, per quanto strepitoso come Quartararo, sono un po’ troppi. Ma la seconda parte della sua stagione è stata incoraggiante: di pari passo con il miglioramento della competitività della Yamaha è arrivato anche il suo.

Danilo Petrucci: voto 5,5. Battere Marquez, e riuscirci in un modo così spettacolare come ha fatto lui al Mugello, è un’impresa da campioni. Ma non basta a dargli la sufficienza al termine di una stagione in cui ha vissuto un crollo verticale dopo l’estate. Quel che è peggio è l’impressione che né lui, né la Ducati si siano fatti un’idea chiara dei motivi della sua crisi. Che però è inaccettabile, per un pilota ufficiale.

Andrea Iannone: voto 5,5. Ci si aspettava da lui almeno che prendesse in mano stabilmente il ruolo di leader della Aprilia, che invece è stato quasi sempre di Espargarò. Ma nell’annata in cui ha dovuto scoprire una bestia strana come la RS-GP, la cui crescita è stata insufficiente e i cui problemi meccanici sono stati troppo frequenti, il Maniaco ha comunque messo in luce sprazzi di grande competitività, come a Phillip Island, il weekend migliore della moto di Noale. La recente tegola della positività agli steroidi è tutta un’altra storia.

Valentino Rossi: voto 5. Ottenere un secondo posto alle spalle dell’incredibile Marquez a 40 anni suonati è quasi una vittoria, è vero. Ma, dopo Termas ed Austin, il resto della stagione del Dottore è stata tutta in declino, forse nel modo più chiaro e netto visto finora. Alle solite difficoltà in qualifica non ha più saputo reagire con quella magia della domenica a cui ci aveva abituato. E sul finale del 2019 è stato stabilmente il più lento delle quattro Yamaha. Serve una reazione.

Jorge Lorenzo: voto 4. Alla vigilia della stagione si parlava di “dream team”: una definizione legittima, sulla base del palmares del nuovo arrivo in Honda. Le difficoltà iniziali di adattamento erano prevedibili, ma per tanti mesi gli addetti ai lavori continuavano a giurare che prima o poi si sarebbe ritrovato a lottare ad armi pari con Marquez. Invece la stagione si è conclusa in modo molto diverso, come sappiamo: con il suo ritiro dalla MotoGP. E, viste come si erano messe le cose, ha fatto sicuramente meglio così.

Fabrizio Corgnati

Marc Marquez in sella alla Honda nel campionato di MotoGP 2019 (Foto Gold & Goose/Red Bull)
Marc Marquez in sella alla Honda nel campionato di MotoGP 2019 (Foto Gold & Goose/Red Bull)