Chico Forti, l’italiano in carcere da 20 anni negli Stati Uniti per omicidio, intervistato da ‘Le Iene’ racconta la sua vita da detenuto

 

Chico Forti
Chico Forti (foto dal web) 

Da vent’anni è in carcere per un omicidio, pur essendosi professato sempre innocente e con un processo che ha lasciato molti dubbi. Chico Forti è rinchiuso in Florida, negli Stati Uniti, per l’assassinio di Dale Pike avvenuto nel 1998 a Ibiza. L’uomo oggi ha 60 anni, in gioventù è stato conosciuto come campione internazionale di windsurf e successivamente come produttore televisivo. A ‘Le Iene’, racconta la sua vita, in carcere fin dal 2000. “Mi tengo impegnato, faccio di tutto – spiega – Così ho meno tempo per pensare. Ieri ho costruito il pavimento di una stanza, non l’avevo mai fatto ma c’ero solo io. Do una mano come interprete, con le traduzioni, aiuto nella scolarizzazione di alcuni detenuti semianalfabeti. Mi hanno messo le catene ma non hanno cambiato chi sono. Devi svegliarti la mattina pensando che ci sia un senso nella tua vita e adattarti, altrimenti non sopravvivi in queste condizioni. Se non fosse per le persone che fanno tanto per me fuori dal carcere, non sarei qui adesso. I miei amici Gianni e Roberto darebbero la vita per ridarmi la libertà. Questi 20 anni li vivo come una sospensione della mia vita, una fase transitoria. Mia madre è convinta che prima o poi tornerò a casa? Ha ragione ad esserlo. Sento spesso i miei tre figli, li amo ma parlare con loro crea tristezza per questa situazione. La mia ex moglie si è rifatta una vita ed è giusto così, l’ho deciso con lei, ci vogliamo ancora bene. I presidenti del Consiglio italiani mi hanno deluso, potevano fare di più per me, ma qualche politico che si è dato da fare per me come l’ex ministro Terzi c’è stato. Dichiararmi colpevole per essere detenuto in Italia? Mai pensato di farlo, per le persone che tengono a me, se lo facessi perderei definitivamente la mia battaglia. Provo molta rabbia, diversi americani condannati in Italia sono stati rimpatriati e oggi sono a piede libero. L’Italia è in credito, potrebbe chiedere tranquillamente una commutazione di sentenza. Non sto chiedendo la carità o un favore, chiedo giustizia, è diverso. Il sottosegretario Fraccaro ha chiesto la grazia per me? E’ una possibilità in cui credo moltissimo. Cosa farei una volta uscito? Correrei ad abbracciare mia madre il più in fretta possibile”.