Il delitto di Francesca Alinovi, la ricercatrice del Dams uccisa con 47 coltellate

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Nel giugno del 1983 nel suo appartamento di Bologna viene uccisa la critica d’arte e ricercatrice del Dams 35enne Francesca Alinovi. Per l’omicidio venne condannato un suo allievo con il quale aveva avuto una tormentata relazione.

Francesca Alinovi
Francesca Alinovi (foto dal web)

Il 15 giugno 1983 una squadra di Vigili del Fuoco fa ingresso al civico 7 di via del Riccio a Bologna. In quella casa abitava Francesca Alinovi, critica d’arte italiana e ricercatrice di ruolo del Dams e l’intervento era stato richiesto da alcuni amici preoccupati perché non la sentivano ormai da giorni. Quando i pompieri entrano nell’appartamento si ritrovano di fronte ad una scena agghiacciante: sul pavimento del soggiorno c’è la donna di 35 anni riversa in una pozza di sangue ormai rappreso. Dagli accertamenti emerge che la critica d’arte è stata raggiunta da 47 coltellate, non sono tagli profondi, ma di circa un centimetro, uno dei quali alla giugulare risultato poi fatale. Il delitto ebbe un impatto mediatico molto ampio, non solo per il ruolo ricoperto da Francesca, ma anche per lo sviluppo delle indagini che lasciarono molti dubbi tra la popolazione che si divise in colpevolisti e innocentisti.

Il delitto di Francesca Alinovi: la ricostruzione

L’estate non è ancora iniziata, ma quella del 15 giugno 1983 a Bologna è una giornata afosa con il sole che batte insistente sulla città. Intorno alle 19 la quiete di via del Riccio, nel quartiere Saragozza, viene interrotta dall’arrivo dei Vigili del Fuoco che si fermano al civico 7 ed entrano da una finestra aperta in uno dei due appartamenti della palazzina, sito al secondo piano. In quella casa vive Francesca Alinovi, ricercatrice di ruolo del Dams di 35 anni. Francesca era una brillante ed affascinante critica e studiosa d’arte italiana che, dopo aver fatto da assistente a Renato Barilli, si era interessata alla contaminazione tra le varie arti, collaborando inoltre con diverse riviste di spicco. I pompieri erano arrivati dopo una segnalazione di alcuni amici della 35enne, preoccupati per le mancate risposte di Francesca che ormai non sentivano da giorni. Le preoccupazioni, purtroppo, degli amici purtroppo trovarono riscontro: Francesca fu ritrovata senza vita in una pozza di sangue ormai rappreso, due enormi cuscini le coprivano il viso e parte del corpo. La donna è completamente vestita, con indosso anche una giacca di pelle, nonostante il caldo.  Dagli accertamenti sul corpo emerge che la donna è deceduta ormai da giorni e che era stata colpita da 47 coltellate, non profonde, fendenti di circa 1 centimetro, uno dei quali, quello fatale sferrato alla giugulare che ha provocato un soffocamento emorragico. La donna è morta soffocata nel suo stesso sangue. Il caldo ha accelerato la decomposizione del corpo, ma gli esperti fanno risalire il decesso a tre giorni prima, nel pomeriggio del 12 giugno. Sul posto arrivano immediatamente gli agenti della polizia che fanno scattare le indagini. Sin da subito quanto successo all’interno dell’appartamento assume un alone di mistero anche per gli stessi investigatori: la porta dell’appartamento era chiusa con uno scatto della serratura, la finestra era spalancata, non vi erano segni di colluttazione, ma soprattutto sulla finestra del bagno venne rinvenuta una scritta in rosso in un inglese sgrammaticato: “Your not alone… any way“, ovvero “Comunque non sarai mai sola“.

Il delitto Alinovi: le indagini ed i processi

Gli investigatori si concentrano subito sugli ambienti frequentati dalla Alinovi, mentre in Questura gli amici della 35enne fanno il nome di un suo allievo: Francesco Ciancabilla, pittore 24enne con il quale Francesca aveva avuto una tormentata relazione sentimentale, durante la quale i due avevano fatto uso di sostanze stupefacenti.  Dal diario della critica d’arte emerse, difatti, una forte attrazione per il suo giovane allievo che sembrava non ricambiare l’amore di Francesca. Ciancabilla viene fermato ed interrogato dagli inquirenti, ai quali si dichiara innocente raccontando di aver passato il pomeriggio di domenica 12 giugno in compagnia di Francesca, ma di essere andato via intorno alle 19:30. La finestra temporale durante la quale i due si trovavano insieme è la stessa nella quale viene collocato il decesso: al quale si è risalito attraverso un complesso studio legato al Rolex che la vittima teneva al polso. L’orologio era dotato, difatti, di un meccanismo a caricamento automatico che, secondo gli esperti, consentiva di capire quando Francesca aveva mosso il polso l’ultima volta. La perizia, però, come riportavano i giornali dell’epoca che seguirono attentamente il caso, lasciò molti dubbi: l’orologio poteva non essere impostato all’ora esatta, non fu possibile stabilire se il quadrante riportava le 6:12 o le 18:12, ovvero se l’orario indicato dagli esperti fosse di mattina o di pomeriggio. Ad alimentare i dubbi ci sono anche altre circostanze come quella della finestra aperta, in molti si chiesero come fosse possibile che nessuno dei vicini non avesse sentito nulla nonostante la finestra spalancata. A tutto questo si aggiunsero altri omicidi, quelli che vennero ribattezzati come i “delitti del Dams”. Tra il 1982 e il 1983 altre tre persone furono uccise nel modo accademico: Angelo Fabbri assistente universitario ucciso il 31 dicembre 1982, Liviana Rossi, studentessa, assassinata nel luglio 1983, e Leonarda Polvani, studentessa accoltellata il 29 novembre 1983.  I delitti Fabbri e Polvani sono rimasti irrisolti ed in molti si chiesero se potessero essere collegati a quello della Alinovi.

Per gli investigatori non esisteva un collegamento: Ciancabilla viene arrestato e due anni più tardi nel 1985 inizia il processo a suo carico che si conclude il 31 gennaio del 1985 con un’assoluzione nei confronti dell’imputato. La decisione dei giudici viene fischiata dal pubblico presente in aula che riteneva colpevole Ciancabilla. Un anno più tardi, però, la Corte d’Assise d’Appello di Bologna ribalta la sentenza, condannando il giovane pittore di Pescara a 15 anni di reclusione ritenendolo responsabile dell’omicidio. La decisione viene confermata il 9 maggio 1988 dalla Corte di Cassazione, ma prima che si potessero spalancare le porte del carcere, Ciancabilla si dà alla fuga che terminerà solo 9 anni più tardi, il 23 gennaio 1997 quando venne arrestato a Madrid, dove si era stabilito lavorando in un locale gay. Scontata la sua pena, nel 2005 Ciancabilla, che si è sempre dichiarato innocente, è stato rimesso in libertà. Dopo la morte di Francesca Alinovi, critica che era divenuta una sorta di talent scout di artisti italiani e statunitensi, le sono state dedicate numerose mostre ed un film documentario uscito nel 2017.

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Francesca Alinovi
Francesca Alinovi (foto dal web)