Marc Marquez aveva lanciato l’allarme doping nel Motomondiale un anno fa. Il Cabroncito parlava di cannabis rischiosa per l’incolumità degli altri piloti.

Marc Marquez
Marc Marquez (getty images)

Il caso doping di Andrea Iannone ha sollevato un polverone nella MotoGP, in attesa che le controanalisi facciano chiarezza in data 7 gennaio 2020. Ma già in passato molti piloti avevano chiesto maggiori controlli in merito.

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Il pilota Aprilia afferma di essere calmo e i suoi legali affermano che la quantità di steroidi androgeni anabolizzanti esogeni (AAS) rilevati dal laboratorio di Kreischa, vicino a Dresda, in Germania, non è ancora nota. Secondo molti la causa scatenante sarebbe da far risalire alla carne mangiata durante le cinque settimane trascorse in Asia. Adesso Andrea Iannone rischia da una reprimenda a due anni di sospensione.

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L’allarme doping lanciato dal Cabroncito

Appena un anno fa Marc Marquez aveva lanciato l’allarme doping all’interno del paddock MotoGP: “Siamo molti piloti e, ad esempio, possiamo essere positivi alla cannabis anche se non ti dà alcun vantaggio. Ma metti a rischio molti piloti, molti giovanissimi, che non sai cosa fanno nelle loro case e che fumano, può portare conseguenze in gara. Serve una maggiore sicurezza per il campionato”, ha detto l’otto campione del mondo, accompagnato anche da Rossi e Dovizioso nella richiesta di maggiori controlli.

Ma senza dubbio il più esplicito e senza peli sulla lingua è stato Cal Crutchlow: “Penso che il sistema di test sia terribile. Penso che il modo in cui questo sistema è applicato a questo campionato non è assolutamente corretto. Non sto dicendo nulla di nuovo rispetto a quanto ripeto da almeno quattro anni. Se pensate che non ci siano persone che non cerchino scorciatoie, nel più grande sport motociclistico al mondo, siete degli stupidi. Perché ci sono persone che cercano scorciatoie.”

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Marc Marquez e Valentino Rossi (Getty Images)