Un decesso su dieci, in pazienti affetti da tumore, avviene a causa di problemi cardiovascolari poiché questi o sono stati trascurati durante la cura della malattia o sono stati causati proprio dalle terapie oncologiche.

cancro alla vescica
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I pazienti affetti da tumore, oltre che per l’alta aggressività della malattia, corrono un altro rischio relativo all’insorgenza di malattie cardiovascolari. Problemi al cuore, causativi di una morte su dieci in pazienti oncologici, che insorgerebbero o perché trascurati durante la cura del tumore o perché derivati proprio dalla terapia. A dimostrarlo un recente studio che ha valutato l’evoluzione della malattia in un campione di 3.2 milioni di cittadini americani colpiti da un tumore tra il 1973 e il 2012.

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Tumore, una morte su dieci causata da problemi cardiovascolari: il recente studio

Stando a quanto riportato dal magazine della Fondazione Umberto Veronesi, il dato sarebbe emerso a seguito di uno studio pubblicato sull’European Heart Journal, il quale è tornato sui problemi cardiovascolari che affliggono i pazienti affetti da tumore. Un gruppo di ricercatori della Penn State University (Pennsylvania) ha monitorato l’evoluzione delle condizioni di salute di ben 3.2 milioni di cittadini americani colpiti da un tumore tra il 1973 e il 2012. Il dato restituito è stato allarmante: l’11% dei pazienti oncologici è deceduta a causa di complicazioni a livello cardiovascolare. Nello specifico, riporta il magazine della fondazione Umberto Veronesi, i soggetti affetti da tumore avevano un rischio molto più alto rispetto al resto della popolazione di morire per un problema al cuore.

Sempre dallo studio sono emerse le tipologie di tumore più pericolose per il cuore: secondo i dati raccolti dal gruppo di ricercatori il maggior numero di morti era derivato dai tumori alla prostata ed al seno, ciò in forza quasi sicuramente della maggior incidenza con cui si manifestano. A causa della frequenza, invece, i tumori al rene, alla laringe ed alla prostata nonché alla mammella all’utero ed all’intestino hanno mietuto più vittime considerato che i soggetti affetti da tale tipo di tumore sono risultati essere nel complessivo dello studio il 52%. Kathleen Sturgeon, riferisce il magazine della fondazione Umberto Veronesi, ricercatrice del dipartimento di salute pubblica della Penn University  ha affermato che con tale tipologia di pazienti è necessario prestare ancor più attenzione sia nella fase di cura che in quella di post guarigione.  Una dieta sana ed una costante attività fisica sarebbero alla base di una buona prevenzione, sia in termini di recidività del tumore, sia per scongiurare malattie cardiovascolari. Per non parlare dell’eliminazione radicale di alcol e fumo consigliata anche nei soggetti sani, considerato il loro risaputo nocumento per la salute.

Anche le cure per i tumori incidono sull’insorgenza delle malattie cardiovascolari: attenzione elevata fra i medici

Negli ultimi anni, riporta il magazine, i medici hanno elevato il grado di allerta nei confronti delle malattie al cuore che possono colpire i pazienti oncologici. Nicola Maurea, direttore della struttura complessa di cardiologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli, avrebbe affermato: “Il tromboembolismo venoso rappresenta la seconda causa di morte nei pazienti oncologici, ma il ventaglio delle possibili conseguenze a carico dell’apparato cardiocircolatorio è ben più ampio – riporta il magazine -. Lo scompenso cardiaco è la più frequente, dell’elenco fanno parte però anche l’infarto del miocardio, l’ipertensione, le aritmie, la fibrillazione atriale, le vasculiti e le miocarditi”. La chemioterapia ed i farmaci possono, infatti, aumentare esponenzialmente l’insorgenza di malattie cardiovascolari, come anche le cure immunoterapiche, ognuna agendo su diverse funzioni e con determinate conseguenze.

Come proteggere il cuore durante le terapie oncologiche

A catalizzare l’attenzione degli oncologi sino ad oggi è stata sempre e solo la possibilità di cura del tumore, ma una nuova ed importante consapevolezza circa il rischio di mortalità derivante dalle problematiche cardiovascolari ha riacceso la considerazione su queste ultime. Stando a quanto riportato dal magazine della Fondazione Umberto Veronesi, il dott. Maurea avrebbe affermato: “Ogni malato di cancro dovrebbe essere visitato da un cardioncologo prima di iniziare le terapie e, con cadenza regolare, durante e dopo la fine delle stesse” per scongiurare il rischio di complicazioni. Compito non facile considerato che servirebbero specialisti, i quali dovrebbero conoscere a menadito la tossicità dei farmaci somministrati ai pazienti.

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