Iannone, ecco la sostanza proibita incriminata (e come l’avrebbe assunta)

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Sarebbe il drostanolone la sostanza proibita riscontrata nel controllo antidoping di Andrea Iannone: un ormone utile per i bodybuilder, ma non per i piloti

Andrea Iannone (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Fino ad oggi si era parlato solo, genericamente, di steroidi anabolizzanti androgeni esogeni: quelli che sono stati riscontrati nelle urine di Andrea Iannone nel controllo antidoping dello scorso 3 novembre a margine del Gran Premio della Malesia. Questa è tuttora l’unica informazione ufficiale resa nota nello scarno comunicato stampa della Federazione motociclistica internazionale, che ha diffuso la notizia della sospensione provvisoria dalle gare del centauro abruzzese.

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Oggi, però, sulle colonne della Gazzetta dello Sport, spuntano informazioni più precise sulla sostanza proibita di cui stiamo parlando: si tratterebbe del drostanolone, un ormone utilizzato come medicinale per curare alcune forme di tumore al seno, ma anche come dopante nel mondo del bodybuilding, per aumentare la forza e indurire e definire i muscoli. E qui sembra esserci qualcosa che non torna.

Un doping inutile per i piloti

Già, perché mentre nel culturismo o nel sollevamento pesi aumentare la massa muscolare rappresenta un notevole vantaggio, nel motociclismo invece è addirittura un handicap. I piloti cercano di essere il più leggeri possibili in sella alla loro moto, e infatti lo stesso Iannone ha lavorato in palestra nel corso di tutta la stagione appena conclusa riuscendo a dimagrire di ben sette chili. Che senso avrebbe avuto fare tutta quella fatica per poi assumere una sostanza che producesse proprio l’effetto contrario?

Le versioni favorevoli a Iannone

È questo semplice ma logico ragionamento a far sì che chi conosce bene Andrea non creda per niente che abbia a che fare con il doping. “Non è una bella notizia, per il mondo dello sport e anche per Andrea”, ha commentato ai microfoni di Radio Sportiva Carlo Pernat, fino allo scorso settembre manager del pilota di Vasto. “Sono un garantista, il pilota ha diritto a richiedere il campione B ed un ulteriore esame. Da quello che so io a Misano stava male, non vorrei che avesse preso senza volere un farmaco che poi ha fatto sì che risultasse positivo all’antidoping. Credo che si risolverà tutto in una bolla di sapone”.

Ma c’è anche un’altra ipotesi alternativa per spiegare come mai il drostanolone sarebbe stato riscontrato nelle urine di Iannone, oltre a quella dell’eventuale farmaco. Ovvero, la possibilità che l’ormone fosse contenuto nelle carni gonfiate e trattate che il portacolori della Aprilia potrebbe aver mangiato nel corso delle cinque settimane trascorse, tra i Gran Premi di Thailandia e Malesia, nel sud-est asiatico, zona del mondo tristemente nota per la contaminazione alimentare. Se questa versione fosse confermata dal procedimento aperto proprio in questi giorni, si tratterebbe di un esito davvero ironico e beffardo.

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Andrea Iannone nel box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone nel box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)