Doping e motori, il precedente: la confessione dell’ex pilota di F1

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Prima del caso Iannone, ancora da chiarire, lo scandalo più eclatante di doping nei motori fu la squalifica di Montagny per positività alla cocaina

Franck Montagny sul muretto box di Indianapolis (Foto Nick Laham/Getty Images)
Franck Montagny sul muretto box di Indianapolis (Foto Nick Laham/Getty Images)

“Dal momento in cui sono stato sottoposto al controllo ho immediatamente capito di essere morto: ho fatto una sciocchezza e la sto pagando”. Parola di Franck Montagny, che nel 2014 confessò di essersi dopato ai microfoni del quotidiano sportivo francese L’Equipe. Prima del caso Andrea Iannone, provvisoriamente sospeso per positività agli steroidi anabolizzanti, e che ora dovrà essere sottoposto ad un’indagine per accertare esattamente l’accaduto, quello del pilota transalpino è certamente lo scandalo più eclatante di uso di sostanze proibite nel mondo dei motori.

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Non parliamo di due, bensì di quattro ruote: Montagny aveva corso anche in Formula 1 con il team Super Aguri, ma all’epoca del fatto che vi raccontiamo correva nel campionato elettrico di Formula E. Ironia della sorte, il controllo antidoping a sorpresa che lo beccò avvenne in Malesia, proprio come quello contestato a Iannone, al termine della gara di Putrajaya. In quell’occasione Franck risultò positivo alla benzoilecgonina, uno dei principali metaboliti della cocaina.

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Montagny confessò il doping

Il 37enne francese non cercò di nascondersi: “Mi vergogno, questa è la fine della mia carriera”. E, in effetti, la punizione inflittagli dalla Federazione internazionale dell’automobile fu pesante: venne squalificato per ben due anni. Ma il proprietario del suo team, Mario Andretti, chiedeva un pugno ancora più duro: “Fosse per me, Monsieur Montagny sarebbe squalificato a vita”, disse l’ex campione del mondo di Formula 1 ai microfoni della testata tedesca Welt. “È una grossa delusione per tutti noi e un rischio per gli altri piloti. Quel che ha fatto è imperdonabile”.

Andretti stesso, all’epoca, mise in guardia le autorità rispetto al fenomeno del doping nei motori: “Qualche pecora nera c’è sempre, ma il fatto che Montagny sia stato beccato dimostra che il sistema dei controlli funziona”. Oggi il caso Iannone riporta d’attualità questo problema ma, a differenza di Montagny, il pilota di Vasto proclama la sua innocenza e si dice fiducioso in una conclusione a lui favorevole del procedimento. Prima di esprimere un verdetto definitivo nei confronti del Maniaco bisognerà fare più chiarezza.

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Franck Montagny ai tempi in cui correva in Formula E (Foto Mark Thompson/Getty Images)
Franck Montagny ai tempi in cui correva in Formula E (Foto Mark Thompson/Getty Images)