Sospetto doping, spunta un’ipotesi alternativa che scagionerebbe Iannone

Andrea Iannone non avrebbe assunto doping, ma solo mangiato una bistecca gonfiata con gli ormoni in Malesia: l’ipotesi dell’innocenza del pilota

Andrea Iannone (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Il giorno dopo la bomba scoppiata sulla testa di Andrea Iannone e di tutto il mondo del Motomondiale, la positività ad un controllo antidoping, rimangono soprattutto i dubbi e l’incredulità. Di tutto il circus delle due ruote, ma anche del diretto interessato, che si è detto sorpreso lui stesso della notizia, non avendo ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale.

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Chi gli sta vicino, naturalmente, sostiene in modo convinto la sua versione: il Maniaco non avrebbe proprio nulla a che fare con l’assunzione di doping. Ma se il pilota di Vasto dice la verità, e non abbiamo nessun motivo per non credergli, allora come è finita quella sostanza proibita, quello steroide anabolizzante androgeno, nel campione di urina prelevato a novembre scorso durante il Gran Premio di Malesia?

L’ipotesi del farmaco

La prima ipotesi che si era affacciata ieri era che fosse contenuta in un eventuale farmaco che Iannone stava assumendo in quel periodo per accelerare i tempi di recupero dall’infortunio alla spalla di cui era stato vittima, appena un mese e mezzo prima, a Misano. “Non posso dire se abbia preso dei farmaci per tornare in sella e se, come sostengono molti, sia questo il vero motivo del presunto caso di doping”, svicola Carlo Pernat, manager del centauro abruzzese fino al settembre scorso, ai microfoni di Repubblica.

Ma questa idea convince fino ad un certo punto: per guarire da lesioni del genere di solito si prendono dei cortisonici, tramite infiltrazioni intra-articolari, che però non vengono assorbiti dal corpo e sicuramente non risultano più a distanza di oltre quattro settimane. Ma se gli ormoni non avrebbero utilità dal punto di vista terapeutico, tantomeno ne avrebbero da quello delle prestazioni. In genere in questo sport si fa semmai uso di stimolanti, tanto che non era mai successo prima che un motociclista venisse trovato positivo ad uno steroide: una sostanza che incrementa sì la potenza e la resistenza, ma anche il peso corporeo.

Iannone fregato da una bistecca?

Dunque quale altra ipotesi resta in piedi? Quella dell’assunzione involontaria di steroidi attraverso il cibo, in particolare attraverso la carne. La Malesia, infatti, così come tutto il sud-est asiatico in cui gli addetti ai lavori della MotoGP avevano soggiornato per un mese intero tra ottobre e novembre (Thailandia, Singapore, Giappone), viene riconosciuto come territorio a rischio per la contaminazione alimentare. La stessa agenzia antidoping internazionale, la Wada, ha riconosciuto in diversi documenti il problema, dovuto alle legislazioni locali che hanno dei limiti molto meno ferrei.

Dietro al caso del presunto doping di Andrea Iannone si nasconderebbe dunque soltanto una bistecca gonfiata con gli anabolizzanti? Potrebbe proprio essere così. I precedenti, però, non sarebbero favorevoli a lui: già la marciatrice messicana Guadalupe Gonzales e il lunghista americano Lawson, che sostenevano di aver ingerito accidentalmente il trembolone, sono stati entrambi condannati in passato.

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Andrea Iannone (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)