Iannone rischia grosso: cosa gli potrebbe succedere per il presunto doping

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Dopo il controllo antidoping a cui è risultato positivo, ora su Andrea Iannone si apre un’indagine che potrebbe portarlo fino ad una pesante squalifica

Andrea Iannone ai box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone ai box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Affidarsi ai precedenti è molto complicato, anche perché i casi di doping nella storia del motociclismo sono pochissimi. Tra i nomi noti si ricorda solo la squalifica per 18 mesi inflitta ad Anthony West nel 2013 per positività alla metilexaneamina e la sua successiva sospensione lo scorso anno dal Mondiale Supersport; oltre all’esclusione da una gara per Noriyuki Haga nel 2000 per aver assunto efedrina (che gli costò il Mondiale Superbike).

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Per provare a immaginare cosa possa succedere ad Andrea Iannone, dopo la tegola del controllo antidoping a cui è risultato positivo agli steroidi anabolizzanti androgeni, dunque, non resta che ipotizzare alcuni scenari possibili, affidandosi a ciò che prevede il regolamento e alle particolari circostanze che vedono protagonista il Maniaco.

Iannone rischia una squalifica pesante

Intanto bisogna sottolineare che l’indagine nei confronti del pilota di Vasto è appena iniziata: ora ha il diritto di chiedere la revoca della sospensione in attesa della controanalisi su un secondo campione d’urine. Anche in caso di positività alle controanalisi, poi, Iannone potrebbe ulteriormente presentare ricorso, alla Corte disciplinare internazionale e poi al Tribunale amministrativo sportivo. Un procedimento che potrebbe durare anche per vari mesi.

Se alla fine dovesse essere dichiarato colpevole, Andrea rischierebbe una condanna fino a quattro anni, che di fatto segnerebbe la fine della sua carriera nel Motomondiale. Ma ci sono anche molte attenuanti che potrebbero essere invocate a suo favore. Ad esempio, non va dimenticato che il centauro abruzzese era reduce da un infortunio a Misano, un mese e mezzo prima del Gran Premio della Malesia durante il quale è stato effettuato il famigerato controllo. E gli ormoni ai quali è stato riscontrato positivo vengono usati anche per la cura e la guarigione da diverse lesioni, oltre che per attenuare i dolori alle articolazioni.

La colpa potrebbe essere di un medicinale

È dunque possibile che quella sostanza proibita fosse contenuta in un farmaco da lui assunto per favorire il recupero. A carico dello sportivo sarebbe comunque corso l’obbligo di fare richiesta alla Commissione medica della Federazione motociclistica internazionale, ma se venisse dimostrata la sua buona fede e l’assenza di qualunque volontà di imbrogliare, potrebbe anche evitare le sanzioni e cavarsela con una semplice reprimenda.

Il problema immediato è che, nell’attesa di una sentenza, ad oggi Andrea Iannone rimane sospeso, dunque non può partecipare né a gare né a test. E, se i tempi della giustizia si prolungassero, potrebbe rischiare di dover saltare anche i primi impegni in moto della nuova stagione, come le prove pre-campionato del febbraio prossimo, guarda caso sempre a Sepang. La palla passerebbe dunque alla Aprilia, che potrebbe sostituire il 30enne italiano con il collaudatore Bradley Smith, in via provvisoria o anche definitiva.

Bocche cucite in Aprilia

La Casa di Noale, tuttavia, al momento non ha ancora detto nemmeno una parola sul caso. Sicuramente l’atmosfera nell’azienda veneta sarà particolarmente tesa, anche perché proprio oggi al quartier generale è prevista la festa di Natale, alla quale era atteso pure lo stesso Iannone. Un caso di pessimo tempismo, non c’è che dire.

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Andrea Iannone ai box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone ai box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)