Per come ti comporti sui social puoi anche perdere il lavoro

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I social networks fanno parte della nostra vita privata.. anche di quella lavorativa e per come ti comporti sui social puoi anche perdere il lavoro.

Per come ti comporti sui social puoi anche perdere il lavoro
Social networks (foto Pixabay)

Questo è quello che possiamo desumere dalla storia, di cui si è occupato anche il Financial Times, di Clemmie Hooper, nota su Instagram come @mother_of_daughters.

Clemmie Hooper, un’ostetrica britannica di 30 anni, aveva migliaia di followers.

Il punto è che con account fake insultava e denigrava le sue competitors sul social.

Lei stessa ha ammesso: «All’inizio di quest’anno sono venuta a conoscenza di un sito web che conteneva migliaia di commenti negativi su di me e sulla mia famiglia. Leggerli mi ha fatto male e mi ha influenzato molto di più di quanto non avessi capito in quel preciso istante». Ed è così che ha iniziato restituire il torto subito sulle pagine social delle sue «nemiche».

A un certo punto però Clemmie Hooper fa coming out e chiude tutti i suoi account social e chiede al Consiglio infermieristico e ostetrico del Regno Unito di poter non praticare mai più.

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Ma è giusto essere licenziati per l’uso dei propri social networks?

E’ interessante quello che spiega Virginia Mantouvalou, professoressa specializzata in diritti umani e diritto del lavoro all’University College London, autrice dell’articolo: «Ho perso il lavoro dopo un post su Facebook. È corretto?».

La professoressa afferma: «i datori di lavoro non dovrebbero avere il diritto di censurare le opinioni e le preferenze morali, politiche e di altro genere dei loro dipendenti anche se causano danni agli affari». E aggiunge: «Il problema però è che i tribunali non hanno familiarità sulla materia dei social — spiega il paper — e che queste piattaforme, essendo online, sono spazi che diventano praticamente pubblici».

Sempre secondo la professoressa Mantouvalou: «La natura del lavoro assunto e le dimensioni dell’azienda sono fattori importanti che devono essere presi in considerazione nella valutazione del danno della reputazione al datore di lavoro — spiega il paper di Mantouvalou —. Ma il datore di lavoro non è un giudice della moralità dei suoi dipendenti».

Per come ti comporti sui social puoi anche perdere il lavoro
Licenziamento (foto Pixabay)