Tumore: farmaco innovativo permette di allungare la sopravvivenza e la qualità della vita

L’Aifa ha esteso la rimborsabilità di un farmaco immunoterapico, il pembrolizumab: l’agenzia ne ha riconosciuto gli effetti innovativi in quattro tipi di tumore.

cancro banane
(foto dal web)

Il numero di tumore trattabili con immunoterapia è significativamente aumentato: l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha, infatti, esteso la rimborsabilità di un farmaco immunoterapico, il pembrolizumab, a ben quattro diversi casi, riconoscendone gli effetti innovativi sulla cura del tumore. Si tratta di, riporta La Repubblica, monoterapia nel carcinoma dell’urotelio, linfoma di Hodgkin refrattario o recidivato, melanoma al terzo stadio dopo la chirurgia, carcinoma polmonare non a piccole cellule in combinazione con la chemioterapia.

L’Aifa riconosce gli effetti innovativi del pembrolizumab in quattro tipi di tumore: estesa la rimborsabilità del farmaco

Ottime notizie sul fronte della lotta a quella che è stata definita come la malattia del secolo: l’Aifa ha riconosciuto le potenzialità curative in quattro tipi di tumore del pembrolizumab, un farmaco immunoterapico, estendendone quindi la rimborsabilità. Nello specifico per l’agenzia il pembrolizumab sarebbe un medicinale di utilizzo determinante per la cura del carcinoma dell’urotelio, del linfoma di Hodgkin refrattario o recidivato, del melanoma al terzo stadio dopo la chirurgia e del carcinoma polmonare non a piccole cellule in combinazione con la chemioterapia.

Sul punto, riporta La Repubblica, si sarebbe espresso Giordano Beretta, Presidente Nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo. Il professore avrebbe affermato: “Per il 2019, in Italia, sono stimati 371mila nuovi casi di cancro. Gli ottimi risultati in termini di sopravvivenza sono la conseguenza di un eccellente sistema di assistenza universalistica, che caratterizza il nostro Paese e garantisce a tutti le migliori cure. I farmaci innovativi permettono di allungare la sopravvivenza e di migliorare la qualità di vita dei pazienti, che vengono reinseriti nel mondo del lavoro e ritornano a costituire una componente produttiva del Paese. Il Fondo per i farmaci oncologici innovativi, pari a 500 milioni di euro ogni anno, fu istituito nel 2016 come misura emergenziale e, in questi anni, ha garantito il rapido accesso dei pazienti alle nuove terapie. Il Fondo – avrebbe concluso Beretta stando a quanto riportato da La Repubblica- è stato confermato per il prossimo triennio. Si tratta di una decisione importante. È indispensabile, però, che venga reso strutturale affinché l’accesso alle terapie innovative non sia interrotto”. Un ottimismo quello di Beretta che nasce da un’analisi dei numeri: in Italia la sopravvivenza di soggetti affetti da tumore è, infatti, nettamente maggiore rispetto al resto d’Europa. Un risultato che è frutto anche dell’immunooncologia.

Per quanto riguarda il tumore al polmone solo in Italia nel 2019 sarebbero stati registrati circa 42.500 nuovi casi ed il pembrolizumab, avrebbe affermato stando a quanto riportato da La Repubblica, la Dottoressa Marina Garassino, sarebbe una chiave di volta: “La nuova indicazione approvata da AIFA riguarda la combinazione di pembrolizumab con platino e pemetrexed per il trattamento in prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico non squamoso in assenza di mutazioni di EGFR o traslocazione di ALK. Grazie a questa approvazione – avrebbe proseguito Marina Garassino – aumenterà il numero di pazienti che potranno beneficiare dell’immunoterapia in prima linea”. La dottoressa ha spiegato che sarà possibile utilizzare questa combinazione su pazienti che presentano livelli di PD-L1 inferiori al 50%, in quelli con livelli negativi ed in quelli nei quali non è stato possibile determinare il PD-L1. La chemioterapia combinata alla somministrazione di pembrolizumab, sarebbe in grado di raddoppiare, in questi casi, le aspettative di vita dei pazienti diversamente da quanto sino ad ora accaduto con una combinazione tra chemioterapia e immunoterapici in tutti i sottogruppi PD-L1.

In ordine invece al tumore dell’urotelio, il pembrolizumab rappresenterebbe una nuova opzione tanto che l’Aifa ne ha decretato la rimborsabilità della molecola in monoterapia, sancendone quindi l’efficacia positiva. Sergio Bracarda, Direttore Oncologia Medica e Sperimentale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, ha affermato stando a quanto riferisce La Repubblica: “Grazie a questa approvazione, i pazienti possono accedere a una terapia efficace e ben tollerata. Pembrolizumab è la prima molecola immuno-oncologica che ha mostrato, in uno studio di fase III, un vantaggio in sopravvivenza statisticamente significativo in pazienti pretrattati. Pembrolizumab – avrebbe concluso Bracarda – offre risultati migliori anche in termini di tollerabilità e di qualità di vita, particolarmente rilevante in pazienti spesso anziani, colpiti anche da altre gravi patologie, per i quali l’unica opzione era costituita finora dalla chemioterapia”. L’approvazione dell’impiego del farmaco in questi casi, effettuata dall’Aifa, avrebbe consentito all’Italia di inserirsi negli standard internazionali: una vera e propria innovazione che da oggi le strutture ospedaliere italiane potranno offrire ai propri pazienti.

Quanto al melanoma, l’impiego del pembrolizumab, dopo l’intervento chirurgico dovrebbe permettere di aumentare le percentuali di guarigione dei pazienti. Mario Mandalà, Responsabile Unità Melanoma dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha affermato: “L’immuno-oncologia ha già dimostrato risultati importanti nella fase metastatica del melanoma, dove rappresenta lo standard di cura, il cui obiettivo è la cronicizzazione della malattia. Il trattamento adiuvante – riporta La Repubblicamira invece a ridurre il rischio di recidiva e a migliorare la sopravvivenza globale, guarendo così in modo definitivo un’alta percentuale di pazienti”.

Anche per i tumori del sangue, come il linfoma di Hodgkin potrebbe risultare determinante la somministrazione di pembrolizumab. Pier Luigi Zinzani, Professore di Ematologia all’Università di Bologna ha affermato: “La malattia in fase avanzata comporta sintomi che determinano gravi conseguenze sulla qualità di vita: è come se i pazienti soffrissero di un’influenza cronica con forti sudorazioni, dolori, febbre alta, perdita di peso”. Secondo recenti dati, fortunatamente, il 50% dei pazienti trattati con pembrolizumab riesce a mantenere una risposta affermativa al farmaco anche a distanza di anni.

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Farmaci (foto dal web)

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