La famiglia del brigadiere Santino Tuzi, suicidatosi in circostanze sospette nel 2008, ha presentato denuncia nei confronti di Carmelo Lavorino, consulente di parte della famiglia Mottola, dopo le dichiarazioni rilasciate a Le Iene.

Serena Mollicone
Serena Mollicone (foto dal web)

Il prossimo 15 gennaio si terrà l’udienza preliminare del processo per l’omicidio di Serena Mollicone, la ragazza 18enne ritrovata senza vita ad Arce, in provincia di Frosinone, il 1° giugno del 2001. Ancor prima dell’inizio del processo, secondo quanto riportato dalla redazione de La Repubblica, la famiglia del brigadiere Santino Tuzi, suicidatosi nel 2008 in circostanze misteriose, ha presentato una denuncia nei confronti di Carmelo Lavorino, consulente di parte della famiglia Mottola, dopo le accuse lanciate contro il brigadiere dell’Arma durante un servizio de Le Iene.

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Omicidio Serena Mollicone: la famiglia Tuzi denuncia il consulente di parte della famiglia Mottola, Carmelo Lavorino

La famiglia del brigadiere dei carabinieri Santino Tuzi, suicidatosi nel 2008, dopo aver raccontato alla Procura di Cassino di aver visto Serena Mollicone entrare nella caserma di Arce il 1° giugno del 2001, ha deciso di presentare denuncia contro Carmelo Lavorino, consulente di parte della famiglia Mottola. Secondo quanto riportato dalla redazione de La Repubblica, la famiglia del carabiniere avrebbe denunciato Lavorino, in seguito alle sue dichiarazioni all’inviata de Le Iene Veronica Ruggeri a microfoni spenti. Lavorino avrebbe ipotizzato, come mostrato dal servizio della trasmissione Mediaset, che ad uccidere Serena possa essere stato proprio Tuzi in un raptus sessuale. A renderlo noto è la stessa famiglia del brigadiere Tuzi in un comunicato stampa: “A seguito delle dichiarazioni rilasciate da Carmelo Lavorino durante la puntata de Le Iene andata in onda domenica 8 e considerata la condotta tenuta dallo stesso su Facebook nei giorni successivi – riporta La RepubblicaMaria Tuzi ha presentato una querela presso la stazione Carabinieri di Sora“. La famiglia Tuzi precisa di “non temere nessun confronto dattiloscopico, perché non temiamo la verità“, aggiungendo che “Santino Tuzi ha volontariamente dato campioni di Dna e le impronte digitali. Anzi, anche dopo la morte di Santino, le sue impronte digitali sono state confrontate con quelle trovate sulla sua pistola d’ordinanza, quindi l’autorità giudiziaria dispone delle impronte di Santino Tuzi già dal 2008“. Infine si legge sul comunicato: “Abbiamo chiesto e chiediamo un silenzio rispettoso perchè con Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, in gravi condizioni, non riusciamo a capire la necessità di discutibili spettacoli mediatici. Noi non accusiamo nessuno. Vogliamo rispetto per una famiglia che passerà l’ennesimo Natale senza Santino. Questa parte civile – riporta La Repubblica – non rilascerà dichiarazioni alla stampa fino agli esiti dell’udienza preliminare, risponderemo però per via giudiziaria ad ogni attacco alla sua memoria e alla sua dignità“.

Santino Tuzi
Il brigadiere dei carabinieri Santino Tuzi (foto dal web)

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