Il capo esecutivo del Cavallino Camilleri ha attaccato Verstappen per le accuse di imbroglio pronunciate dall’olandese nel post weekend del Texas.

Max Verstappen (©Getty Images)

I dubbi sull’onestà della Ferrari insinuati da Max Verstappen ad Austin alla luce di una performance non più brillante come nelle gare precedenti della SF90, quando ancora la FIA non aveva inasprito le regole riguardanti i flussi di carburante, aveva fatto allora saltare i nervi di solito composti del team principal Mattia Binotto e ora anche quelli del supervisore della squadra corse Louis Camilleri, figura anonima e muta inserita al vertice del marchio a seguito della prematura e improvvisa scomparsa di Sergio Marchionne.

In occasione del classico pranzo natalizio organizzato a Maranello a favore della stampa amica, il manager maltese ha detto: “Perché mai dovremmo dare credibilità ad un 22enne?“.

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Le dichiarazioni sensazionalistiche non portano mai molto lontano. Considerata poi la sua giovane età non può certo far paura nel confronto con una Casa come la nostra“, ha evidenziato superbo. “A volte il silenzio è più potente. Questo è il mio punto di vista“.

Entrando nel dettaglio della questione il 64enne ha fornito una sua personale versione dei fatti e sulle motivazioni che avrebbero spinto il #33 ad aprire la bocca in maniera così plateale ed avventata, forse per dimostrarsi coraggioso anche fuori dalla pista.

Il suo intento era aggiungere della pressione sull’equipe, tanto che il responsabile della squadra mi cominciò che avevamo ispettori della Federazione ovunque. Quell’affermazione ci ha creato moltissimi problemi“, ha confidato tra l’amareggiato e l’infastidito l’ad. “Capisco la sua frustrazione per il fatto che siamo rimasti zitti, ma penso che come Ferrari dobbiamo tenerci lontani dalle controversie altrimenti ci si infila in gioco a perdere e non ritengo opportuno che ci si abbassi a quel livello”, la frecciata finale.

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Mattia Binotto e Louis Camilleri (©Getty Images)

Chiara Rainis