Caso Chico Forti, le sue parole dopo 20 anni di reclusione: “Sono agli sgoccioli”

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Chico Forti condannato all’ergastolo negli Stati Uniti per l’omicidio di Dale Pike ha ormai scontato 20 anni di prigione, ma circa la sua colpevolezza sono sorti numerosi dubbi: a sollevarli il giornalista de Le Iene, Gaston Zama.

Chico Forti
Chico Forti (foto dal web)

Una condanna quello di Chico Forti arrivata 20 anni fa che oggi, però, sembra presentare più punti oscuri di quanti se ne possano immaginare. A sollevare dubbi ed incertezze sul giudicato formatosi in capo all’italiano per l’omicidio di un tale Dale Pike, avvenuto nel 1998, Gaston Zama, inviato de Le Iene. Chico Forti era un velista e produttore televisivo che nei primi anni ’90 si trasferì negli USA e lì fece fortuna. La sua vita, però, cambiò radicalmente quando venne accusato dell’omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike, con il quale stava intavolando una trattativa per l’acquisto di un albergo. Si trattava del Pikes Hotel di Ibiza, struttura che in quegli anni era diventata il centro del divertimento dell’isola spagnola.

Chico Forti nel 2000 è stato condannato all’ergastolo perché una giuria lo ha ritenuto colpevole dell’atroce crimine, ma 20 anni dall’inizio della sua detenzione nel Dade Correctional Institution di Florida City tutto il castello processuale ha iniziato a traballare. Sono state proprio Le Iene, nello specifico Gaston Zama a rispolverare il caso ed a far emergere alcuni dettagli che potrebbero escludere la responsabilità del nostro connazionale in ordine all’omicidio di Dale Pike facendo emergere quello che potrebbe essere annoverato tra i più clamorosi casi di malagiustizia a stelle e strisce.

Caso Chico Forti: le incongruenze e i dubbi sulla vicenda

Con molta probabilità la sentenza di condanna nei confronti di Chico Forti del 2000 non fu emessa tenendo conto del principio dell’”oltre ogni ragionevole dubbio”. Attraverso la messa in onda di numerosi servizi per Le Iene, l’inviato Gaston Zama ha smontato l’impianto di responsabilità nei confronti dell’uomo il quale adesso sta scontando l’ergastolo presso il Dade Correctional Institution di Florida City. Sono trascorsi 20 anni da quando Chico Forti è finito dietro le sbarre eppure non ha mai smesso di gridare la propria innocenza. Ma perché è stato condannato?

Chico Forti era un uomo che dopo aver vinto 80 milioni di lire a Telemike aveva deciso di trasferirsi a Miami divenendo un videomaker di successo. È lì, dopo essersi sposato ed aver avuto tre figli, che ha avuto inizio la sua intricata storia giudiziaria. Il 15 febbraio del 1998, infatti, su una spiaggia viene rinvenuto il cadavere di un tale Dale Pike, ucciso con due colpi di pistola e della cui morte viene accusato e poi nel 2000 condannato proprio Chico Forti.  Tutto il castello dell’accusa si basava sul fatto che Chico Forti voleva truffare Tony Pike il padre della vittima, ritenuto demente, acquistando per un valore di molto minore a quello di mercato un suo albergo ad Ibiza, il Pikes Hotel. Dale avrebbe scoperto la truffa e si sarebbe recato a Miami per comprendere cosa stesse accadendo: lì avrebbe trovato la morte per mano di Forti che, secondo l’accusa, non voleva si scoprisse il raggiro. Il movente dell’omicidio sarebbe stato il tentativo di truffa, ma tuttavia tale ipotesi è stata esclusa prima che una giuria condannasse Forti, già perché quest’ultimo è stato assolto da ben 8 capi d’accusa riguardanti la frode, riporta l’Agi. Informazione che se fosse confluita all’interno del processo per omicidio non avrebbe mai potuto condurre ad una condanna facendo cadere il movente. Ma le incongruenze e le stranezze in questo caso, come rilevato da Le Iene, sono tante e molte altre.

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Chico Forti dopo la conferenza del Movimento 5 Stelle: “Ho passato vent’anni in catene per un delitto che non ho commesso

Sul caso di Chico Forti sono molti i personaggi famosi che hanno deciso di dimostrare il loro supporto, riporta l’Agi. Fiorello, Jovanotti, Red Ronnie e Marco Mazzoli. Nel 2012 il professor Ferdinando Imposimato, avvocato di Forti in Italia, in collaborazione con la criminologa Roberta Bruzzone avevano presentato un dettagliato report del caso all’allora Ministro degli Esteri Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, ma senza ottenere azioni che fossero risolutive. Nella giornata di ieri, dopo anni di lotte, il Movimento 5 Stelle ha indetto una conferenza stampa proprio per parlare del caso. Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha affermato stando a quanto riporta l’Agi: “Quello che faremo nei prossimi mesi sarà questo: incontrare possibilmente il governatore della Florida e i rappresentanti diplomatici americani e chiedere la grazia“.

Chico Forti appresa la manifestazione d’interesse dei 5 Stelle ha voluto rispondere direttamente a Luigi Di Maio, attuale Ministro degli esteri: “Onorevole Di Maio, anzi Luigi, visto che già ti considero un amico, tu hai già diritto di richiedere la commutazione di sentenza. Abbiamo rilasciato vari cittadini americani inclusi in Italia con sentenze equiparate alla mia. Richieste esaudite in tempi ristretti. Perché io – riporta l’Aginon posso ricevere lo stesso trattamento? Ho passato vent’anni in catene per un delitto che non ho commesso. Ciò che voglio – continua Forti stando a quanto riportato dall’agenzia giornalistica – è tornare in Italia, vivere il resto della mia vita da libero cittadino. Ciò che chiedo è giustizia. Una giustizia che mi è stata negata spudoratamente dal Paese che si proclama leader dei diritti umani“.

Forti ha concluso dicendo: “È rincuorante sapere che state collaborando per la mia causa uniti, indipendentemente dalle ideologie politiche. Senza il vostro intervento terminerò i miei giorni in un sacco nero, senza lapide. Io accetterò la deportazione e il veto a rientrare negli Stati Uniti. Lo accetterò perché non ho altra scelta. Sono agli sgoccioli di una riserva che ritenevo inesauribile. Sono stanco“.

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Chico Forti
Il servizio de Le Iene (screenshot)