Pierre Gasly, Ungheria 2019 (©Getty Images)

F1 | “Non ha rispettato i patti”. Il pilota del Circus attacca il suo boss

Dalle stelle alle stalle. Si potrebbe riassumere così l’ultimo anno di Pierre Gasly nella massima serie. Dalla gioia per la promozione a sorpresa alla Red Bull resa nota sul finire della stagione 2018, alla frustrazione per la plateale retrocessione in Toro Rosso alla vigilia del ritorno dalla pausa estiva lo scorso agosto in Belgio.

Un vero colpo basso per il driver di Rouen che ancora adesso non sembra non perdonato il talent scout degli energetici Marko per la punizione ricevuta in corso d’opera.

Helmut mi aveva assicurato delle cose, specialmente per riguardo alle modifiche sulla monoposto“, ha affermato amareggiato all’Equipe in riferimento alla RB15 con cui ha corso fino all’Ungheria. “Sarei dovuto rimanere nel team almeno fino ad Abu Dhabi, invece alcune promesse non sono state rispettate e ne sono davvero deluso“.

“Quando ho ricevuto la telefonata in cui mi veniva detto che sarei tornato nella mia vecchia squadra ci sono rimasto male perché l’ho trovata una decisione ingiusta“, ha proseguito palesando il proprio rammarico per la mossa tattica dei vertici della scuderia austriaca che, promuovendo Alex Albon anzitempo hanno trovato in automatico la soluzione per il 2020.

Sono stati mesi difficili quelli in Red Bull, in parte per via del fatto che ero all’80% del mio potenziale e poi perché non mi sono stati i mezzi per fare meglio“, ha attaccato prima di lanciare una frecciata ancor più velenosa. “In questo sport non contano soltanto le prestazione, ma sono coinvolti anche politica e soldi. Non è ingenuo pensare che la scelta dei vertici sia dipesa anche da altri fattori“, ha aumentato il carico preferendo non entrare troppo nei dettagli.

In ogni caso preferisco focalizzarmi su me stesso. Certo, avrei potuto fare di più, ne sono consapevole, ma ho solo 23 anni“, ha concluso con un’auto-assoluzione.

Pierre Gasly (©F1 Twitter)

Chiara Rainis