Terremoto: “Le scosse torneranno, ma è impossibile capire quando e come”

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Terremoto sismografo
(Getty Images)

Il presidente dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) Carlo Doglioni, ha parlato in un’intervista a Il Messaggero delle scosse di terremoto verificatesi nei giorni scorsi a L’Aquila.

Tra la serata di ieri, domenica 8 dicembre, e stamane, lunedì 9 dicembre, un sciame sismico si è verificato in provincia di Firenze con quasi 40 scosse di terremoto. Un piccolo sciame di tre sismi si era stato registrato invece, nella notte tra sabato e domenica all’Aquila. In merito ha rilasciato alcune dichiarazioni il presidente dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) Carlo Doglioni, il quale ha spiegato che i terremoti di sabato sono collegati a quelli che hanno colpito il capoluogo abruzzese nel 2009, quando oltre 300 persone persero la vita.

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Scosse di terremoto a L’Aquila, il presidente dell’Ingv: “Collegate a quelle verificatesi nel 2009

Il presidente dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) Carlo Doglioni, in un’intervista alla redazione de Il Messaggero ha commentato lo sciame sismico registratosi nella notte tra sabato e domenica all’Aquila. “Sappiamo –spiega Doglioni a Il Messaggero- che le due scosse da 3.7 e 3.4 di sabato, a venti minuti di distanza l’una dall’altra, sono in un’area geografica che lega la sequenza a quella de L’Aquila del 2009 e a quella di Composto del 2017 c’è dell’energia da liberare ma non è possibile stabilire se, dove o quando accadrà. Scosse di questo tipo sono normali – riporta Il Messaggero – in quell’area ci sono più o meno ogni mese perché tutto l’Appennino, soprattutto nella parte più elevata, è una catena fortemente sismica e quindi ad alta pericolosità“. Il presidente dell’Ingv poi prosegue spiegando che i terremoti dei giorni scorsi non avrebbero un collegamento diretto con quelli verificatisi in Albania nelle scorse settimane che hanno provocato la morte di oltre 50 persone: “Questi terremoti sono forme di rilascio di energia cumulata in loco. Non ci sono connessioni -riporta Il Messaggeroin termini di faglie tra quella regione dell’Albania e il centro dell’Italia“. La regione abruzzese è, difatti, soggetta a fenomeni di questo genere “da ben prima di quelli che si sono verificati qualche settimana fa nel Paese balcanico” sottolinea Doglioni. Alla domanda se l’Italia possa essere colpita da quello che la stampa statunitense ha ribattezzato come Big One, ovvero un possibile futuro terremoto che potrebbe distruggere la California, il presidente dell’Ingv ha spiegato: “In realtà – riporta Il Messaggeroogni sisma ha delle caratteristiche tettoniche e una magnitudo da sviluppare: in California ad esempio, non può esserci un terremoto forte come nel 1960 in Cile con una magnitudo da 9,5. Così come in Italia -prosegue Doglioni- non può esserci una scossa superiore a 7,5“. In Italia, difatti, nessuna scossa di terremoto ha mai superato quella soglia: il terremoto di intensità più alto registrato nella storia è quello verificatosi nell’area di Noto, in Sicilia, nel 1693: “In quell’area -conclude il geologo- è probabile che le scosse torneranno ma è impossibile capire quando e come“.

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Il professor Carlo Doglioni
Il professor Carlo Doglioni (foto dal web)