Ylenia Carrisi e l’ipotesi sulla sua morte: cosa sarebbe accaduto

Ylenia Carrisi
Ylenia Carrisi (foto dal web)

Roberta Bruzzone, in una sua rubrica per Dipiù, ha analizzato il caso della scomparsa della giovane Ylenia Carrisi: la nota criminologa condivide l’ipotesi degli inquirenti che si sia trattato di un suicidio.

Romina Power non si è mai arresa all’idea che Ylenia, la sua amata figlia, possa essere morta nonostante i 26 anni trascorsi dalla sua scomparsa. Al Bano, invece, ne era così sicuro che nel 2013 presentò istanza, poi accolta dal Tribunale di Brindisi, di dichiarazione di morte presunta. Fu proprio tale avvenimento che sancì l’effettiva rottura in una delle coppie più amate dello spettacolo. Sul caso della giovane Ylenia scomparsa nel 1993 mentre si trovava negli Stati Uniti sono state avanzate numerose ipotesi: quella più accreditata e condivisibile, ad avviso della nota criminologa Roberta Bruzzone, è quella del suicidio.

Ylenia Carrisi ed il suicidio: per Roberta Bruzzone l’ipotesi più plausibile

In una sua rubrica per il settimanale Dipù, la nota criminologa Roberta Bruzzone si è espressa sul caso della scomparsa di Ylenia Carrisi, figlia di Al Bano e Romina Power. La giovane scomparve il 31 dicembre del 1993 mentre si trovava negli Stati Uniti e di lei non si è avuta più alcuna notizia: né i suoi resti, né quantomeno un indizio sono stati rinvenuti, così da lasciare aperta la strada ad ogni tipo di ipotesi investigativa. A ciò si aggiunge che il caso ebbe così tanta risonanza che numerose e delle più disparate furono le testimonianze rese da soggetti che dicevano di averla vista o di avere avuto contatti con lei. Una vicenda quella che ha travolto la famiglia del cantante di Cellino San Marco, ancora oggi al centro di un aspro dibattito fra Romina Power, convinta che la figlia sia ancora viva, e Al Bano il quale nel 2013 fece dichiarare la morte della figlia dal Tribunale di Brindisi.

Ma cosa è accaduto alla giovane Ylenia la notte del 31 dicembre del 1993? La criminologa Roberta Bruzzone, con puntualità, riporta le ipotesi investigative avanzate negli anni dagli inquirenti a stelle e strisce. La prima quella di un serial killer che ebbe ad incrociare la propria strada con quella della ragazza. Si tratta di Keith Hunter Jesperson il quale aveva indicato Ylenia Carrisi come una delle sue vittime a seguito di una foto mostratagli dalla polizia. L’uomo avrebbe raccontato, riferisce la Bruzzone, che le aveva dato un passaggio a Tampa per dirigersi verso la California e che l’avrebbe uccisa in quella occasione: ed in effetti nel 1994 venne ritrovato un cadavere ma non fu possibile effettuare un riconoscimento genetico del corpo. Ciò avvenne solo nel 2015 quando il DNA di Al Bano e di atri membri della famiglia venne comparato con quello della vittima di Keith Hunter Jesperson, ma l’esito fu negativo. Cadde, quindi, l’ipotesi per cui Ylenia fosse una degli 8 bersagli del serial killer canadese.

Nel fitto ed intricato giallo sulla scomparsa della giovane svanita nel nulla il 31 dicembre 1993, si inserisce un altro personaggio: Alexander Masakela, uomo noto alle forze dell’ordine per la sua tossicodipendenza e reati di matrice sessuale, il quale era legato sentimentalmente ad Ylenia. La criminologa, nel suo editoriale sulla rubrica di Dipiù, spiega che la giovane era fortemente attratta dal musicista tanto da definirlo “il mio maestro“: una sorta di condizionamento che avrebbe portato la giovane ragazza a divenirne dipendente ed a farla sprofondare in un abisso di solitudine. Masakela fu uno dei primi sospettati del caso sia per il rapporto che aveva con Ylenia sia per il suo passato, ma al termine delle indagini non è emerso alcun elemento che ne comprovasse la responsabilità nella sparizione.

L’ultima ipotesi al vaglio è quella del suicidio. Gli investigatori americani, le cui indagini durarono per anni, raggiunsero un uomo, Albert Cordova il quale si disse testimone dell’avvenuto suicidio di Ylenia nelle gelide acque del Mississippi. La nota criminologa ritiene questa l’ipotesi più condivisibile ed accreditabile affermando: “In tutta franchezza anche io sono dello stesso avviso“. Per Roberta Bruzzone, vi sarebbero numerosi elementi psicologici della giovane Ylenia che farebbero propendere per l’estremo gesto compiuto dalla ragazza, la quale quel 31 dicembre del 1993 si sarebbe lanciata nel grande e gelido fiume Mississippi.

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Roberta Bruzzone
La criminologa Roberta Bruzzone (foto dal web)