Tumori al fegato
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Il Colangiocarcinoma è un tumore subdolo in quanto non si manifesta con evidenti sintomi e speso accade che la sua diagnosi avvenga ormai in fase avanzata: decisiva e determinante l’esperienza del medico.

Il Colangiocarcinoma, è un raro e subdolo tumore i cui numeri di diffusione fra i giovani sono drammatici. In ben sei casi su dieci, considerata l’assenza di sintomi evidenti, condurrebbe ad una diagnosi tardiva ossia quando la malattia è in uno stadio talmente avanzato da renderne impossibile la cura. Determinante quindi risulterebbe l’esperienza del medico nell’effettuare la corretta anamnesi ed indicare la terapia più idonea.

Colangiocarcinoma, numeri in drastico aumento: tumore dalla difficile la diagnosi

È un tumore raro e subdolo il Colangiocarcinoma perché nella sua fase iniziale non manifesterebbe alcun sintomo evidente. La diagnosi, in sei casi su dieci stando a quanto riportato da Il Corriere, avverrebbe solo quando ormai curarlo sarebbe estremamente difficile. Il colangiocarcinoma è un tumore maligno che nasce dalla sovrapproduzione dei colangiociti, ossia cellule del nostro organismo che formano le pareti dei dotti biliari. Di recente, riporta Il Corriere, si è scoperto che un ruolo determinante nell’insorgenza della grave patologia è ricoperto da alcune mutazioni genetiche. Di primaria importanza, sarebbe quindi l’individuazione di quest’ultime sì da rendere tempestiva una diagnosi e conseguentemente una terapia. Davide Melisi, professore Associato di Oncologia all’Università di Verona, avrebbe riferito in merito, stando a quanto riportato da Il Corriere: “Oggi conosciamo le mutazioni geniche che guidano la crescita dei colangiocarcinomi. In particolare, circa il 50 per cento dei colangiocarcinomi intraepatici ha almeno una mutazione rilevante per la terapia in quanto costituiscono il target di farmaci a bersaglio molecolare. Le mutazioni che sono indispensabili, ormai da ricercare alla diagnosi, sono quelle del recettore del Fibroblast Growth Factor, detto anche FGFR-2 (presenti in circa il 15 per cento dei pazienti) e le mutazioni – ha proseguito il professore- di un gene che codifica per una proteina coinvolta nel metabolismo che si chiama IDH-1 (circa il 20 per cento dei casi)”. Melisi avrebbe poi continuato dicendo: “Prima di iniziare una chemioterapia standard bisogna appurare se nel presente sono presenti mutazioni per le quali esistono già farmaci sperimentali. Abbiamo assistito – riporta Il Corriere- in un lasso di tempo molto breve a un vero e proprio cambiamento di paradigma nel trattamento dei pazienti affetti da questa neoplasia: da un quadro molto limitato di regimi solo chemioterapici si è passati a realizzare farmaci a bersaglio che si sono dimostrati utili nella terapia del colangiocarcinoma localmente avanzato e metastatico resistente alla chemioterapia. Stiamo inoltre testando questa classe di farmaci anche come trattamento di prima linea, ovvero come strategia subito dopo la diagnosi“.

Numeri in forte ascesa quelli degli italiani colpiti che sarebbero, riporta Il Corriere, circa 5mila soprattutto giovani. Sarebbe un tumore del fegato che nasce nei dotti biliari, ossia i canali che trasportano la bile dal fegato all’intestino, e si distingue a secondo della sede d’insorgenza in colangiocarcinoma intraepatico, se si sviluppa all’interno del fegato, colangiocarcinoma perilare, se insorge all’ingresso dei dotti biliari nel fegato, ed extraepatico se invece si manifesta a partire dalle vie biliari extraepatiche. Giovanni Brandi, presidente Gruppo Italiano Colangiocarcinoma (GICO) ha affermato: “Il colangiorcarcinoma intraepatico è il secondo tumore del fegato più frequente e rappresenta il circa il 15 per cento di tutti i tumori epatici. La chirurgia – riporta Il Corriereè il primo passo fondamentale per poter sperare nella guarigione, ma non sempre è praticabile per via della diagnosi tardiva. In ogni caso è fondamentale farsi curare in un centro con esperienza, sia nell’intervento (non semplice per la complessità stessa dell’area in cui si trova la neoplasia) sia nella diagnosi e nelle cure, che richiedono un team multidisciplinare di professionisti esperti in questa specifica patologia”.

I sintomi, come rappresentato non sono evidenti nella prima fase della malattia: per tale ragione gli esperti consigliano di recarsi da un medico specialista allorquando si dovesse notare una perdita di peso ingiustificata, ittero, e dolore al fianco destro.

Nasce una nuova associazione a sostegno dei familiari degli ammalati

Una malattia rara spesso provoca nel paziente e nei suoi familiari un grande stato di disorientamento: poche le informazioni ed ancor più complicate le cure. Paolo Leonardi, presidente dell’Associazione Pazienti Italiani Colangiocarcinoma, ha affermato, riporta Il Corriere che questo tipo di tumore ha un alto tasso di mortalità ma più della metà dei soggetti affetti dalla patologia riesce a sopravvivere. Sul sito dell’Associazione è presente un elenco all’interno del quale sono indicati tutti i centri regionali a cui chi avesse il sospetto della malattia può rivolgersi. Da non dimenticare, però, ricorda Leonardi è il sostegno psicologico determinante in questi casi: per tale ragione la sua Associazione si premura di fare da tramite tra ex e nuovi pazienti, in modo che questi ultimi abbiano la possibilità di confrontarsi con chi prima di loro ha sofferto della rara patologia.

Il presente articolo non ha carattere medico, ma uno scopo esclusivamente narrativo. Per tale ragione vi consigliamo di rivolgervi ad un medico qualora doveste riscontrare l’insorgenza di qualsiasi problematica legata all’argomento in questione.

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