Il delitto Casati Stampa: una storia dai contorni torbidi tra gelosia e voyeurismo

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Camillo II Casati Stampa di Soncino e la moglie Anna Fallarino
Camillo II Casati Stampa di Soncino e la moglie Anna Fallarino (foto dal web

Camillo II Casati Stampa di Soncino il 30 agosto 1970, di rientro nella propria abitazione sita in Roma alla via Puccini, prima uccise la moglie Anna Fallarino ed il suo amante Massimo Minorenti e poi si tolse la vita: il delitto Casati Stampa venne soprannominato delitto di via Puccini.

In un giorno di piena estate del 1970 in via Puccini a Roma, a pochi passi da via Veneto, simbolo storico della dolce vita italiana, divenne il teatro di un orribile massacro. Nell’appartamento all’ultimo piano del palazzo sito al civico 9 quando la polizia arrivò, avvertita dalla servitù, si ritrova davanti una scena raccapricciante: tre cadaveri, quello di Camillo II Casati Stampa di Soncino, della moglie Anna Fallarino e dell’amante di quest’ultima Massimo Minorenti. Quello che inizialmente apparve come un delitto legato alla gelosia di un uomo che ritrova la propria moglie insieme ad un altro uomo, in realtà poi rivelò trame più fitte che si mescolano tra il noir ed il voyeurismo. A rendere più risonanti per la stampa i contorni di questa storia, già costellata di scabrosi retroscena, era anche la notorietà dei personaggi coinvolti: i coniugi Casati Stampa provenivano da una delle più antiche famiglie nobiliari di Milano.

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Il delitto Casati Stampa: la scena del crimine in via Puccini 9

In una sera di piena estate, il 30 agosto 1970 la polizia arriva a via Puccini 9 a Roma dopo una segnalazione. Gli agenti raggiungono l’ultimo piano del palazzo storico dove si trova l’attico di Camillo II Casati Stampa di Soncino ed entrando nel salone si ritrovano una scena da film dell’orrore, descritta poi minuziosamente dal poliziotto Domenico Scali alla stampa dell’epoca. A terra con il con il volto sfigurato da un colpo di fucile, sparato sotto il mento c’è il marchese Camillo II Casati Stampa, la moglie Anna Fallarino, di 41 anni, seduta sul divano, freddata da tre colpi, mentre dietro un piccolo tavolino, con il quale probabilmente tentò di proteggersi, c’era il giovane Massimo Minorenti, raggiunto da due pallottole. Un particolare lascia basiti gli inquirenti: un rivolo di una sostanza bianca esce dal petto squarciato della donna che le forze dell’ordine non riescono ad identificare. A far chiarezza sarà l’autopsia che indicò trattarsi di silicone, Anna Fallarino fu una delle prime donne italiane ad essersi sottoposta ad un intervento di chirurgia per modificare il volume del seno.

Secondo una prima ricostruzione delle forze dell’ordine, allarmate dalla servitù che aveva sentito gli spari nella stanza, Camilo Casati aveva scoperto che la moglie aveva una relazione con Minorenti, uno giovane studente di 25 anni, e preso dalla gelosia uccise i due amanti con un fucile Browning calibro 12, poi rivolse l’arma contro sé stesso togliendosi la vita. Se il movente della gelosia era quello giusto, i contorni della vicenda si delinearono con lo sviluppo delle indagini, restituendo una vicenda delineata dalla perversione che riscosse una notevole risonanza per la stampa anche per via della notorietà dei personaggi coinvolti.

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Il delitto Casati Stampa: perversione, voyeurismo e gelosia alla base del massacro

Camillo Casati e Anna Fallarino si erano conosciuti a Cannes nel 1958; lei all’epoca era sposata con l’ingegnere Giuseppe Drommi (poi divenuto marito della nota Patrizia De Blanck). I due iniziarono una relazione clandestina fino a quando la Fallarino riuscì ad ottenere l’annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota da Drommi riuscendo a sposare così Casati. Stando ai quotidiani dell’epoca, durante il viaggio di nozze Camillo Casati rivelò alla moglie i suoi inusuali gusti sessuali e le proprie perversioni: guardare la consorte mentre la donna consumava dei rapporti con giovani belli ed aitanti, fotografando quanto avveniva. Camillo Casati, dopo con il consenso della moglie che aveva accettato tali perversioni, aveva trasformato questi episodi di voyeurismo in annotazioni che scrupolosamente riportava su un quaderno quando si riteneva maggiormente soddisfatto. La polizia, difatti, ritrovò nell’attico oltre al quaderno del marchese anche un vero e proprio archivio pornografico con immagini di Anna Fallarino nuda, alcune ritraevano anche la donna insieme a giovani aitanti. Alcune di queste immagini finirono in mano ai giornalisti che le pubblicarono in prima pagina, infiammando l’opinione pubblica su quanto fosse accaduto.

Il perverso piacere, però ben presto si trasformò in timore: paura e gelosia che emerse tra le righe delle pagine del suo diario dove scriveva di essere preoccupato per un potenziale coinvolgimento emotivo della donna in quei rapporti occasionali. Timore che si trasformò a sua volta in certezza quando Anna Fallarino, iniziò ad organizzare feste alle quali invitava spesso un tale Massimo Minorenti, uno studente fuori corso noto alle cronache per una presunta relazione con l’attrice Lola Falana. La coppia aveva fatto la conoscenza del giovane tempo prima, quando il marchese decise di pagarlo affinché avesse dei rapporti con la moglie. Il rapporto tra Anna Fallarino e Minorenti però era diverso; Camillo Casati aveva inteso che la donna lo stava tradendo con l’anima e non più solo con il corpo. All’interno del memoriale del marchese, infatti, si leggeva: “La più grande delusione della mia vita, vorrei essere morto e sepolto. Che schifo, piccineria, voltastomaco quello che mi ha fatto Anna. Pensavo che fossimo l’unica coppia legata veramente, e invece…”. Ed ancora, il 24 agosto: “Sto letteralmente morendo internamente e ho perso tutto”. Avrebbe pensato al suicidio, ma poi se ne sarebbe pentito sino ad arrivare al fatidico giorno in cui decise di irrompere nella casa familiare di via Puccini e compiere la strage.

Camillo Casati, il giorno dell’omicidio si trovava fuori Roma per partecipare ad una battuta di caccia al termine della quale chiamò la moglie. Al telefono rispose però Minorenti, conclamando il tradimento che fino a quel momento era solo nella sua testa: in preda ad uno stato di agitazione il marchese decise di rientrare a Roma, si recò in via Puccini, disse alla servitù di allontanarsi ed una volta giunto in soggiorno compì il massacro. Tre colpi alla moglie e due al suo amante e l’ultimo colpo il marchese Camillo Casati lo riservo per sé. I domestici, uditi i colpi allertarono immediatamente la polizia la quale sopraggiunta sui luoghi si rese conto dell’accaduto e consegnò la storia alla stampa di allora, la quale si occupò con minuzia della vicenda. Camillo Casati Stampa di Soncino venne sepolto secondo le sue ultime volontà accanto ad Anna Fallarino. Dopo la tragedia si scatenò una guerra per l’eredità che si concluse con l’affidamento dell’ingente patrimonio della famiglia alla figlia del marchese Annamaria, avuta dalle prime nozze con la ballerina Letizia Izzo. Tra il patrimonio vi era anche la tenuta di Arcore (Villa Martino), la cui vendita fu affidata al giovane avvocato Cesare Previti e che poco dopo, nel 1972, venne acquistata da Silvio Berlusconi.

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Anna Fallarino
Anna Fallarino (foto dal web)