Giallo di Sissy Trovato Mazza: “Non ritengo che si sia uccisa”

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Sissy Trovato Mazza
Sissy Trovato Mazza (foto dal web)

Sissy Trovato Mazza era un’agente della Polizia Penitenziaria morta dopo due anni di agonia lo scorso 12 gennaio: sulla morte della 28enne aleggia un alone di mistero.

È rimasta ferita nel novembre del 2016 da un colpo di pistola esploso all’interno di un ascensore dell’Ospedale di Venezia dove si trovava per lavoro, ed è deceduta il 12 gennaio del 2019 la giovane agente di Polizia Penitenziaria Sissy Trovato Mazza. Una morte che ad oggi ha tutti i tratti di un tragico giallo dove se la causa della morte è stata pacificamente accertata lo stesso non può dirsi dei colpevoli. Numerosi elementi, difatti, avrebbero portato ad escludere la pista del suicidio e ritenere più plausibile quella dell’omicidio.

Caso Sissy Trovato Mazza, il parere della criminologa Roberta Bruzzone

Sissy Trovato Mazza è morta il 12 gennaio scorso dopo due anni di agonia. La giovane agente di soli 28 anni, il 1 novembre del 2016 è rimasta ferita da un colpo di pistola esploso all’interno di un ascensore del reparto di pediatria dell’Ospedale civile di Venezia dove si era recata per servizio. Le impressioni iniziali che potesse essersi trattato di un suicidio hanno ben presto lasciato spazio ad altre e più inquietanti considerazioni anche in virtù del fatto che sulle mani e sul corpo furono trovati lividi e graffi compatibili con una lotta. A ciò si aggiunse che la giovane, di stanza al carcere femminile della Giudecca a Venezia, poco prima di rimanere ferita dal colpo di pistola in ascensore aveva denunciato le condotte irregolari di un’altra agente e la presenza di droga nel carcere. In una passata intervista, la nota e brillante criminologa Roberta Bruzzone, ha espresso le sue perplessità sul caso, all’alba di una richiesta di archiviazione come tentato suicidio. La professionista avrebbe dichiarato a La Nuova di Venezia: “In base alla mia esperienza ventennale – e di casi ne ho visti molti – non ritengo che Sissy si sia uccisa. La sua vita è stata scandagliata e il quadro psicologico di questa ragazza era lontano anche solo dalla considerazione di un gesto simile“. “La vicenda legata a Sissy e a quello che potrebbe essere il movente di un eventuale omicidio, può avere sviluppi molto importanti. L’indagine all’interno del carcere mi auguro possa portare a informazioni utili all’inchiesta” avrebbe proseguito la criminologa. A non combaciare con i tratti tipici del suicidio sarebbero numerosi elementi, ad avviso della dottoressa Bruzzone. Innanzitutto la posizione dello sparo ed il luogo in cui è stato esploso, poi la vita della giovane che scandagliata non aveva fatto emergere alcun profilo critico. L’assenza di impronte digitali sulla pistola è un altro elemento che potrebbe indicare un possibile depistaggio. Un caso controverso quello di Sissy per cui la Procura di Venezia ritenendo si tratti inequivocabilmente di suicidio ha chiesto l’archiviazione.

Roberta Bruzzone
La criminologa Roberta Bruzzone (foto dal web)

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