Mostro di Firenze Scopeti
La scena del delitto consumatosi nelle campagne di Scopeti nel 1985 (foto dal web)

Nell’ambito di un’inchiesta ancora aperta presso la Procura di Firenze sul Mostro di Firenze è emerso un nuovo Dna ribattezzato “uomo sconosciuto 1”. Il frammento non apparterrebbe alle vittime o ai personaggi sino ad ora coinvolti nelle indagini. 

Dopo 34 anni dall’ultimo delitto compiuto da quello che è stato ribattezzato come “Il mostro di Firenze” sembra essere arrivato un colpo di scena. Nell’ambito dell’indagine, tuttora aperta presso la Procura di Firenze, è emerso da una perizia un nuovo frammento di Dna. Questo nuovo frammento di profilo genetico sarebbe stato isolato dai pantaloni di Jean Michel Kraveichvili, il ragazzo 25enne ucciso insieme alla compagna Nadine Mauriot nella notte tra il 7 e l’8 settembre in una campagna di Scopeti, frazione di Rufina (Firenze), dove si erano accampati con una tenda. Il profilo non apparterebbe né alla vittima né ai molti soggetti coinvolti nell’indagine che poi portò al processo ed alle successive condanne.

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Mostro di Firenze: spunta un nuovo Dna ribattezzato “uomo sconosciuto 1”

Un nuovo frammento di Dna è saltato fuori nell’ambito di un’indagine sul Mostro di Firenze. Nonostante siano passati oltre 34 anni dall’ultimo omicidio e siano già state inflitte delle condanne negli scorsi anni, sembra esserci un nuovo misterioso personaggio coinvolto in uno dei casi di cronaca che hanno sconvolto maggiormente l’Italia. Da una perizia effettuata dal genetista Ugo Ricci, il quale ha analizzato nello specifico punti sensibili come la zip della tenda ed i vestiti delle vittime, secondo quanto riportato dalla redazione de La Nazione, sarebbe emerso un nuovo profilo genetico. L’esame è stato condotto nell’ambito dell’inchiesta presso la Procura di Firenze a carico di Giampiero Vigilanti, il legionario 89enne di Prato, a cui gli inquirenti avrebbero mosso delle accuse, considerate alcune risultanze probatorie. Il frammento di Dna sarebbe stato isolato dai pantaloni di Jean Michel Kraveichvili, il musicista 25enne ucciso nella notte tra il 7 e l’8 settembre in una campagna di Scopeti insieme alla fidanzata. Il profilo maschile, battezzato “uomo sconosciuto 1“, come si evince dalla perizia non apparterrebbe alla vittima. Inoltre, sarebbe emerso anche un altro frammento di Dna rinvenuto su una delle buste, spedite ai pubblici ministeri Vigna, Canessa e Fleury che contenevano ognuna un proiettile, un articolo de La Nazione ed un foglietto minatorio. Le buste vennero recapitate ai pm il 2 ottobre del 1985, a poche settimane dall’omicidio degli Scopeti. Queste tracce, come riportato da La Nazione, non apparterebbero né a Viglianti né a Francesco Caccamo, il medico che il legionario indicò come mandante, e neppure a Francesco Narducci, il medico perugino ritrovato senza vita nell’ottobre del 1985 nelle acque del lago Trasimeno che si era ipotizzato fosse responsabile degli omicidi. Il Dna non apparterrebbe neanche a Pietro Pacciani, ritenuto il capo operativo della banda ribattezzata come “I compagni di merende”, o a Rolf Reinecke, l’uomo deceduto nel 1996 che scoprì i cadaveri di due connazionali uccisi il 10 settembre del 1983 in un campo a Giogoli. Ad alimentare i dubbi sulla scia di sangue che terrorizzò il Paese per diversi anni, ci sarebbe anche la perizia di Paride Minervini, consulente balistico della procura, sulla cartuccia Winchester serie H, rinvenuta nel 1992 nell’orto di Pacciani, che pare non essere compatibile con le ogive repertate nei sedici cadaveri. Come riporta La Nazione, dunque, gli inquirenti si sono chiesti se vi fosse la volontà di calcare la mano su Pacciani o di trovare un colpevole a qui delitti che avevano sconvolto l’Italia intera. Per la prima volta, dopo anni, dunque, la procura sta indagando su possibili depistaggi che potrebbero aver “imbrogliato le acque“, come disse durante il primo processo lo stesso Pacciani, conclusosi poi il 1° novembre 1994 con la sua condanna all’ergastolo. Pacciani in appello fu poi assolto per non aver commesso il fatto, ma la Corte di Cassazione annullò la sentenza disponendo un nuovo processo di appello, il quale non venne mai celebrato a causa della morte di Pacciani avvenuta nel 22 febbraio 1998.

Pietro Pacciani
Pietro Pacciani durante un’udienza del processo che lo vedeva imputato (foto dal web)

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