La Ferrari di Sebastian Vettel recuperata dopo l'incidente nel Gran Premio del Brasile 2019 di F1 a San Paolo (Foto Douglas Magno/Afp/Getty Images)
La Ferrari di Sebastian Vettel recuperata dopo l’incidente nel Gran Premio del Brasile 2019 di F1 a San Paolo (Foto Douglas Magno/Afp/Getty Images)

F1 | Ferrari: Binotto se la prende con i suoi piloti, ma la vera colpa è sua

Quello del profeta del giorno dopo è il mestiere più facile del mondo, ce ne rendiamo conto. Eppure, in questo caso, per rendersi contro del disastro imminente non bisognava far ricorso al proverbiale senno di poi. Era evidente da tempo che, dietro alla farsa del confronto in guanti bianchi, in Ferrari stessero montando i presupposti per un vero e proprio scontro fratricida.

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Che, dietro alla maschera del rispetto reciproco, Sebastian Vettel e Charles Leclerc non vedessero l’ora di incrociare davvero le ruote in pista per decidere il vincitore, il vero leader della Scuderia. Le gerarchie precostituite a inizio stagione, che vedevano il quattro volte iridato favorito dal suo palmares e dalla sua esperienza, erano del resto già saltate da tempo.

Duello annunciato in Ferrari

Il Piccolo principe, che a microfoni accesi giurava di averle accettate di buon grado, quando abbassava la visiera aveva invece dimostrato di non nutrire alcun timore reverenziale rispetto al più blasonato compagno di squadra. Che, dal canto suo, inizialmente mandato in stato confusionario per via dello smacco subìto dal nuovo arrivato, aveva gradualmente ripreso fiducia e voglia di riscattarsi.

Così erano arrivate le prime avvisaglie: nelle qualifiche di Monza, nella gara di Sochi, sulla griglia di partenza di Suzuka. Una polveriera crescente, a cui mancava solo una scintilla per esplodere in mille pezzi. La scintilla è arrivata a Interlagos, dopo la ripartenza dalla safety car: Vettel è lento a riprendere il ritmo, Leclerc alle sue spalle è più rapido di lui e ha gomme più fresche, così lo infila alla “esse” di Senna. A quel punto Seb dà l’impressione di perdere anche gli ultimi brandelli della sua calma e padronanza di sé: poche centinaia di metri dopo, sul rettilineo, affianca Charles, lo stringe. A trecento all’ora, le due Ferrari si toccano, si schiantano, finiscono fuori gara a cinque giri dalla bandiera a scacchi. Un disastro, anzi, un autentico suicidio.

I commenti del team principal Binotto

A fine gara l’atmosfera alla Rossa è nera. Il team principal Mattia Binotto è furioso, cancella la consueta conferenza stampa e perfino il debriefing, rimandando il processo ad una successiva riunione da tenersi a Maranello. Così le uniche parole che ci lascia sono quelle che concede ai microfoni di Sky Sport: “Siamo delusi e dispiaciuti”, sentenzia. “I due piloti si devono rendere conto che oggi hanno danneggiato l’intera squadra. È vero che i piccoli contatti possono capitare, ma le conseguenze sono grandi”.

L’ingegnere italo-svizzero rimanda il verdetto, trincerandosi per ora dietro ad un concorso di colpa: “Non voglio giudicare a caldo chi abbia sbagliato o meno, non è importante, lo faremo con calma e insieme, analizzando bene i video. Ognuno dei due piloti ha la propria storia, ha il proprio punto di vista. Oggi erano liberi di gareggiare tra di loro: il secondo posto costruttori era, in qualche modo, garantito, e loro stanno lottando per la loro posizione nella classifica piloti. Ho già parlato con entrambi, prima di qualunque intervista, perché credo che fosse importante. Da parte loro devono capire che le cose succedono sempre in due: ognuno di loro avrà una parte di colpa”.

Sicuramente, invece, Vettel e Leclerc saranno convinti di avere entrambi ragione. Il tedesco sembra sostenere di essere andato dritto (invece ha sterzato verso l’altra Ferrari), il monegasco si è visto chiusa la porta in faccia (ma anche lui ha lasciato troppo poco spazio). A vederla dall’esterno, la responsabilità maggiore sembra quella di Sebastian, ma anche al suo vicino di box è mancato quel buon senso che va sempre applicato quando si lotta con un compagno, quando in gioco c’è il bene superiore della squadra.

Gestione carente

Eppure, a ben guardare, la colpa maggiore sembra proprio di quel Mattia Binotto che ha buttato la croce addosso ai suoi piloti. Lasciato un po’ da solo dai piani più alti di Maranello, che appaiono molto distanti dal mondo della Formula 1, lui che è fondamentalmente un tecnico si è ritrovato a dover gestire soprattutto la componente umana, troppo umana. E ha scoperto a sue spese che, quando si parla della complessa quanto fragile mente dei piloti, non necessariamente valgono quei calcoli freddi e precisi che si applicano agli ingranaggi di un motore.

Il team principal aveva dettato delle regole d’ingaggio, pensando che fosse sufficiente. Invece ha sottovalutato un conflitto generazionale annunciata, che ora ha fatto scoppiare la coppia. Spetta a lui ritrovare al più presto l’equilibrio e il controllo della squadra: altrimenti sarà la squadra stessa a pagare una resa dei conti ormai inevitabile.

Fabrizio Corgnati

Sebastian Vettel dopo l'incidente nel Gran Premio del Brasile 2019 di F1 a San Paolo (Foto Douglas Magno/Afp/Getty Images)
Sebastian Vettel dopo l’incidente nel Gran Premio del Brasile 2019 di F1 a San Paolo (Foto Douglas Magno/Afp/Getty Images)