Banda della Magliana, i protagonisti di Romanzo Criminale oggi

Alcuni membri della banda della Magliana
Alcuni membri della banda della Magliana (foto dal web)

Che fine hanno fatto i boss della Banda della Magliana, il gruppo criminale che terrorizzò Roma tra gli anni ’70 e la fine dei 90’? Tra passioni ed hobby i sopravvissuti hanno delle nuove vite.

Alcuni a causa delle scelte criminali sono morti, altri, sopravvissuti e dopo aver scontato il loro debito con la giustizia, ora hanno una nuova vita caratterizzata dagli acciacchi tipici dell’età, lavori comuni ed hobby. A parlare delle attuali condizioni dei “superstiti” della Banda della Magliana il giornalista Fabrizio Peronaci per Il Corriere della Sera.

Banda della Magliana: cosa fanno ora gli ex membri ancora in vita dell’organizzazione

Riflessioni, pentimenti e voglia di riscrivere le pagine della propria esistenza: tra questi particolari e forti stati si alternano le vite dei superstiti della Banda della Magliana. Un racconto, un report, effettuato dal giornalista Fabrizio Peronaci in un suo articolo per Il Corriere della Sera che svela e presenta la quotidianità dei membri dell’organizzazione criminale che terrorizzò Roma tra gli anni ’70 e ’90.

In molti non sono riusciti ad arrivare “all’età della pensione” perché rimasti uccisi dalla vita criminale che avevano scelto, alcuni sono stati arrestati, altri invece hanno scontato il proprio debito con la giustizia. Franco Giuseppucci detto Er Negro, Renatino De Pedis, Angelo Angelotti, sono solo alcuni dei nomi di chi ha pagato a caro prezzo, con la vita, la scelta di far parte del cosiddetto “lato oscuro“. Dei boss e luogotenenti ancora vivi, invece, sono pochi quelli rimasti in carcere. I più hanno pagato (chi 20 chi 30 anni di reclusione) e adesso conducono un’esistenza normalissima, caratterizzata dagli acciacchi comuni a quell’età e dai lavori ed hobby che hanno deciso di coltivare grazie anche ai programmi di rieducazione.

Primo fra tutti, riferisce Peronaci nel suo articolo per Il Corriere della Sera, Renzo Danesi uno dei fondatori della banda, condannato a 20 e 25 anni rispettivamente per il sequestro del Conte Grazioli (poi ucciso) e all’esito dell’operazione Colosseo. Detto Er Cabbajo (operaio) già a Rebibbia aveva espresso con successo le sue doti da attore, divenendo membro della compagnia teatrale Assai e partecipando all’Estate Romana nonché ad altre manifestazioni. Rientrato a casa dopo il periodo di detenzione nel 2015 la sua passione l’ha completamente travolto: “Già da bambino facevo teatro, è una passione che ho sempre avuto” avrebbe affermato Danesi stando a quanto riportato da Il Corriere della Sera. Quanto al suo passato, invece, pare abbia mostrato segni di pentimento: “Ho capito di aver sbagliato da tantissimo tempo. Il nostro gruppo ha iniziato con le rapine per poi arrivare ai crimini più brutti, che visti col senno di poi non rifaresti“. Nel 2020 a Rocca di Papa andrà in scena lo spettacolo Romanzo Criminale di cui Danesi sarà attore protagonista.

Si passa poi a Raffaele Pernasetti, detto Paletta, amico di Enrico De Pedis condannato a quattro ergastoli (di cui tre annullati in appello). Per ben 22 anni, riporta Il Corriere della Sera, è stato in carcere, ma una volta uscito ha iniziato a dedicarsi alla cucina. Ha scelto i fornelli per ripartire, quelli del ristorante di famiglia Da oio a casa mia. La nipote Cristina lo adora, ed afferma “mio zio ha pagato per tutti, è una persona cambiata, e oggi è diventato uno chef bravissimo, attento agli alimenti naturali, e – riporta Il Corriere della seracome lo cucina lui, il baccalà, non ci riesce nessuno“. Pernasetti tra un piatto e l’altro risponde al telefono, contattato dal Corriere, a cui dice: “Ahò, ma voi giornalisti quann’è che ve scordate de me? Ormai so’ sur viale del tramonto, zoppico, colpa dell’artrosi…”. Sulla possibilità che possa scrivere un libro sull’ei fu amico De Pedis risponde: “E tu come lo sai? Sì, c’ho pensato. E sta’ sicuro che se parla Pernasetti vie’ giù tutto… Ho cominciato a scrive’, però so’ stanco, me fanno male le gambe..“.

Anche il pentito Maurizio Abbatino, oggi 65 anni, noto come il Crispino a causa dei suoi capelli ricci, soffre di qualche acciacco. Fu lui, per sua stessa ammissione riporta Il Corriere, mentre era detenuto a Rebibbia ad iniettarsi del sangue infetto di Aids di un altro detenuto per essere trasferito. Un uomo che diversamente da altri avrebbe affermato di sentirsi un “morto che cammina“: a seguito delle numerose minacce ricevute ed inviate anche all’avvocato, il Crispino è andato via da Roma ed ora conduce una vita “ad alta velocità“. A raccontarlo Raffaella Fanelli, nel suo libro La verità del Freddo: Abbatino per scaricare la tensione, avrebbe testimoniato la scrittrice, “guida come un pazzo, ad altissima velocità: io ci sono stata sulla sua Golf e non vedevo l’ora di toccare terra“.

La lista è lunga. Un altro scampato alla morte e scontato il suo debito con la giustizia è Antonio Mancini, detto l’Accattone: dopo la sua uscita di galera ha lavorato, riporta Il Corriere della Sera, per un’associazione disabili a Jesi, nelle Marche, e nel 2015 è finito sotto i riflettori per la sua biografia Con il sangue agli occhi e per il suo romanzo Qualcuno è vivo.

Marcello Colafigli detto Marcellone per la sua imponente stazza, sopravvissuto ma ancora recluso ha affermato, riporta Il Corriere: “Io non ho mai ucciso e so’ l’unico dentro“. In  cella si dedica alla lettura dal Codice da Vinci  alle opere di Wilbur Smith.

Ma non tutti hanno conquistato la propria serenità, lasciandosi alle spalle il passato criminale. Fabiola Moretti, pentita ed ex di Danilo Abbruciati e dell’Accattone, nel 2015 tornò agli onori delle cronache, riporta Il Corriere, per aver accoltellato il fidanzato della figlia che a lei non piaceva.

Leggi anche —> Leonarda Cianciulli, la Saponificatrice di Correggio: storia di una serial killer

Enrico De Pedis
Enrico De Pedis detto Renatino (foto dal web)