Batterio killer, scatta l’allarme: primi due malati in Lombardia

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batterio killer
Ospedale (Getty Images)

Scatta l’allarme per la diffusione del batterio killer Klebsiella pneumoniae NDM: dopo 36 decessi in Toscani, i primi due malati in Lombardia.

Dopo i 36 decessi registrati in Toscana, scatta l’allarme anche in Lombardia dove, per la diffusione del batterio killer Klebsiella pneumoniae NDM acronimo di New Delhi Metallo Beta–lattamasi, sono stati registrati i primi due malati.

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Batterio New Delhi: primi due casi in Lombardia, è allarme

Come fa sapere Il Giornale, è allarme per la diffusione del Klebsilla pneumoniae, definito anche «batterio killer», dal momento che è causa dei decessi nel 50 per cento dei casi. Il batterio si trova nelle mucose intestinali e può causare infezioni alle vie respiratorie e urinarie. Dopo i numerosi casi registrati in Toscana, anche in Lombardia sono stati registrati i primi casi.

Del batterio killer ha parlato Andrea Gori, direttore dell’unità complessa di Infettivologia del Policlinico di Milano come si legge su Il Giornale:

«Il rischio per il futuro – spiega Gori – sarà quello di compromettere interventi medici prioritari per la salute come i trapianti di organo, gli interventi chirurgici e l’assistenza ai pazienti critici in ambito intensivistico».

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«L’abitudine impropria dei medici a prescrivere il farmaco – continua Gori – cioè quando non serve, con dosi sbagliate o per il patogeno errato è all’origine della resistenza. A questo si aggiunge il fatto che il 70 per cento degli antibiotici vengono utilizzati in ambito extramedico, in veterinaria e agricoltura». In

«Attualmente è in corso uno studio che ha come obiettivo la definizione delle caratteristiche microbiologiche, cliniche ed epidemiologiche delle infezioni da Klebsiella pneumoniae KPC nei maggiori ospedali lombardi – spiega il direttore del Reparto di Malattie infettive del Policlinico -. Nel 2018 sono stati identificati 1.125 pazienti con isolamento di Kp-KPC: 388 avevano un’infezione in atto, 787 pazienti erano stati contagiati. Nel 44% dei casi il decesso è stato definito conseguenza dell’infezione da ospedale».