Carcere
(Getty Images)

Mohamed Ataif, un ragazzo del Sudan di 24 anni detenuto nel carcere Mammagialla di Viterbo, si è suicidato in cella lunedì.

Lunedì un detenuto di 24 anni del carcere Mammagialla di Viterbo si è tolto la vita impiccandosi all’interno della propria cella. Il 24enne, come riportato da Fanpage, si chiamava Mohamed Ataif ed era originario del Sudan. In carcere era finito nel maggio 2018 con le accuse di tentata rapina e detenzione di sostanze stupefacenti, per le quali era stato condannato a due anni di reclusione. Nonostante mancassero solo pochi mesi alla fine della sua pena, Mohamed ha deciso di togliersi la vita.

Viterbo, Ragazzo di 24 anni si suicida in carcere: “Mohamed è passato nel sistema penitenziario tra la disattenzione generale”

Una triste storia di solitudine e disagio arriva dal carcere Mammagialla di Viterbo, dove lunedì un detenuto di 24 anni, Mohamed Ataif, si è suicidato impiccandosi. Secondo quanto riportato dalla redazione di Fanpage, Mohamed, originario del Sudan, era arrivato in Italia qualche anno fa e, dopo essere stato per sei mesi in un centro di accoglienza e poi bloccato alla frontiera mentre provava a dirigersi verso l’Inghilterra per cercare un lavoro, aveva iniziato a vivere per strada. Nel maggio del 2018 viene arrestato e condannato a due anni di reclusione con le accuse di tentata rapina e detenzione di sostanze stupefacenti. In un primo momento finisce in cella a Regina Coeli, ma dopo quasi un anno, a marzo del 2019, come riporta Fanpage, è stato trasferito a Viterbo, dove non parlava con nessuno, ad esclusione dell’assistente sociale, e non ha mai preso parte ad un colloquio, neanche telefonico. Lunedì, a pochi mesi dalla fine della sua pena, il 24enne ha deciso di farla finita e si è impiccato probabilmente perché in una condizione di disagio profonda. Ad oggi nessuno ha reclamato il cadavere e non si conosce il suo destino. In merito, ai microfoni di Fanpage, il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia ha commentato “Se la pena che gli hanno dato era di due anni, credo che il reato fosse di poco conto. A differenza di quello che si dice in giro, questo dimostra che per reati di poca rilevanza viene ancora usato il carcere. Chiaramente il discorso non vale per tutti, ma se sei sudanese, non parli italiano e non hai una famiglia, è sicuro che finirai in prigione e che non usufruirai di misure alternative”. “La sua è la storia di un fallimento migratorio – riporta FanpageMohamed è passato nel sistema penitenziario tra la disattenzione generale. È incredibile che non parlasse con nessuno. Dopo mille rivendicazioni, alla fine del 2017 siamo riusciti a far stanziare alla Regione dei fondi per la mediazione culturale in carcere. A Viterbo il bando è stato fatto in questi mesi, ossia dopo due anni. Nemmeno quando ci sono i soldi si riescono a spendere. Non riesco a immaginare situazione più depressiva di quella che ha vissuto questo ragazzo“. Il carcere di Viterbo è ormai da tempo attenzionato dopo le denunce dei detenuti che hanno parlato di abusi degli agenti di polizia penitenziaria.

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