Disposto il ritiro di formaggini freschi dal mercato: presenza di sostanze inibenti

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(foto dal web)

Un avviso del Ministero della salute ha reso noto il ritiro di un lotto di formaggini freschi di capra per la presenza di sostanze inibenti al loro interno.

Il Ministero della salute nella giornata di ieri, martedì 12 novembre, ha diffuso un avviso sul proprio sito in merito al ritiro di un lotto di formaggini freschi per rischio chimico. Oggetto del richiamo dagli scaffali è stato un lotto di formaggini freschi di capra “Cuor Di Capra – Fiorone” a marchio Caseificio Cattaneo, all’interno del quale sarebbero state rilevate delle sostanze inibenti durante i test sul prodotto. Il presidente dello Sportello dei Diritti, Giovanni D’Agata, a scopo precauzionale ha esortato a non consumare il prodotto, rivolgendosi in particolare modo ai bambini.

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Disposto il ritiro di formaggini freschi di capra: sostanze inibenti al loro interno

Un lotto di formaggini freschi è stato ritirato dal mercato per rischio chimico. A comunicarlo è il Ministero della salute attraverso un avviso pubblicato sulla sezione del proprio sito “Richiami di prodotti alimentari da parte degli operatori“. Nello specifico ad essere stato richiamato è un lotto di formaggini freschi di capra “Cuor Di Capra -Fiorone” a marchio Caseificio Cattaneo, prodotti nello stabilimento di via M. Biagi n 18 a Lomagna in provincia di Lecco. Il lotto in questione, contrassegnato dal numero L.2210 con data di scadenza fissata per l’8 ed il 9 dicembre 2019, è stato ritirato per la presenza di sostanze inibenti nel latte di lavorazione. A segnalare il provvedimento è stato anche presidente dello Sportello dei Diritti, Giovanni D’Agata che ha raccomandato, a scopo precauzionale, di non consumare il prodotto, soprattutto per i bambini, e riportarlo presso il punto vendita. La presenza di sostanze inibenti nel latte crudo “rappresenta non solo -riporta la nota dello Sportello dei dirittiun problema di sanità pubblica veterinaria, legato alla possibile presenza di residui nei prodotti in cui viene trasformato il latte, ma anche un problema tecnologico per l’alterazione della fermentazione del latte durante la sua trasformazione in formaggio“. “Nonostante il comune interesse -prosegue la nota- per la tutela della salute pubblica da parte degli organi ufficiali e per la qualità delle produzioni da parte dei caseifici, la ricerca delle sostanze inibenti rappresenta a tutt’oggi un problema in termini di sensibilità, specificità e rapidità. Oggi la ricerca delle sostanze inibenti nel latte avviene, secondo quanto previsto dal D.M. 26/03/1992 che recepisce la Decisione CEE 91/180, con metodo microbiologico. Il maggior problema causato dall’assunzione involontaria di antibiotici è la cosiddetta farmaco-resistenza che limita l’efficacia degli stessi in caso di effettivo bisogno, sia perché causano un indebolimento dell’organismo sia perché avviene una selezione dei microrganismi resistenti. L’abuso di queste sostanze in zootecnia -conclude lo Sportello dei diritti- potrebbe determinare conseguenze dannose per la salute umana nel caso di ingestione ripetuta di prodotti contenente residui. Dal 1994 è attivo in tutta Europa il cosiddetto piano residui, che obbliga tutti gli stati membri ad effettuare controlli per verificare l’eventuale presenza di sostanze lecite e illecite negli animali in allevamento, nei mangimi e nei prodotti di macellazione al fine di verificare la presenza, negli alimenti di origine animale, di sostanze pericolose per la salute pubblica“.

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