Medico
(Getty Images)

I primi risultati della tecnica Crispr, ovvero la modifica del Dna per combattere il cancro, sono positivi e danno buone speranze alla ricerca.

Un primo esperimento della tecnica Crispr, ovvero una particolare intervento che permette la modifica mirata di alcune sequenze del Dna, ha restituito dei risultati positivi. L’esperimento, come riporta la redazione di Sky Tg24, è stato effettuato da un‘equipe di ricercatori esperti negli Stati Uniti ed i risultati saranno presentati a dicembre. Questa nuova tecnica ha acceso nuove speranze nella ricerca contro i tumori che potrebbe fare un enorme passo avanti.

Tecnica Crispr, la modifica del Dna per combattere il cancro: i primi risultati sono positivi

Nuove speranze nella ricerca contro i tumori grazie agli studi di alcuni ricercatori dell’università della Pennsylvania che hanno effettuato i primi esperimenti attraverso la tecnica Crispr. Questa rivoluzionaria ed avanzata tecnica prevede l’editing del Dna sui pazienti affetti dal cancro in modo da modificare i geni ed aiutare il sistema immunitario a sconfiggere la malattia. Come riportato dalla stampa statunitense e dalla redazione di Sky Tg24, un primo esperimento attraverso la Crispr effettuato su tre pazienti avrebbe restituito risultati positivi. La particolare tecnica sarebbe stata utilizzata su tre pazienti 60enni a cui era stato diagnosticato un tumore in stadio avanzato che progrediva nonostante le cure a cui erano stati sottoposti (chirurgia, radioterapia e chemioterapia). Nello specifico, riporta Sky Tg24, gli esperti hanno estratto le cellule T del sistema immunitario dei pazienti e, grazie alla Crispr, sono riusciti a spegnere tre geni particolari che probabilmente potrebbero interferire con la capacità delle cellule di contrastare il tumore o causare effetti collaterali con l’obiettivo di sollecitare il sistema immunitario dei pazienti a combattere la neoplasia. In seguito, riporta Sky Tg24, mediante tecniche tradizionali, sono riusciti ad “indirizzare” le cellule verso quello cancerogene ed poi hanno diffuso 100 milioni di queste cellule modificate ai tre pazienti, monitorando i risultati nei successivi sei mesi. Il dottor Edward A. Stadtmauer, capo sezione delle neoplasie ematologiche del Cancer Center dell’Università di Pennsylvania Abramson ha commentato la ricerca spiegando: “La buona notizia -riporta Sky Tg24è che i pazienti sono ancora vivi. Finora la migliore risposta che abbiamo visto è che le malattie si sono stabilizzate. Le cellule si stanno comportando come speriamo, e non abbiamo visto effetti collaterali significativi“.

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