Liliana Segre
Liliana Segre (foto dal web)

Liliana Segre è una superstite di Auschwitz-Birkenau che nel 1944 a causa delle leggi razziali venne espulsa dalla scuola che frequentava a Milano e deportata: riuscita a sfuggire all’orrore nazista, è oggi senatrice a vita ma a causa delle recenti minacce ricevute è costretta a vivere sotto scorta.

Una donna di indiscutibile levatura la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta all’orrore nazista dopo la deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz. Una donna divenuta simbolo della lotta al razzismo ed alla discriminazione che per anni ha raccontato la propria storia, divenendo la testimone di un passato ricolmo di atrocità: un monito per le generazioni future di un errore da non ripetere. Eppure, pare che nell’Italia di oggi, consapevole di quanto accaduto, striscino ancora odio e violenza anche nei confronti di chi è stato vittima di indiscutibili efferatezze. Liliana Segre, infatti, è stata destinataria di numerose minacce, tanto da renderle necessaria in via cautelativa l’assegnazione di una scorta. La notizia ha sconvolto l’intero paese incredulo nell’apprendere che una donna con il vissuto della Segre possa essere stata bersaglio dell’ennesima ingiustizia derivante dall’ignoranza. In molti sul web hanno gridato: “Mi vergogno di essere italiano“, come anche una donna, riporta La Repubblica, che ha incontrato di persona la senatrice a vita, la quale però a riprova del suo spessore le ha risposto “No, questo mai“.

Liliana Segre: “Mai provare vergogna di essere italiani

Liliana Segre ad 89 anni è costretta a vivere sotto scorta a causa delle minacce ricevute da parte di alcuni soggetti carichi d’odio ed ignoranza. La senatrice a vita, testimone della Shoah, sfuggita agli orrori di Auschwitz, nonostante ciò a chi le ha detto di vergognarsi di essere italiano a causa di quei soggetti che le avevano rivolto minacce ha risposto “No, questo mai” dimostrando incommensurabile dignità e rispetto per il proprio Paese. Liliana Segre più volte ha affermato, riporta il quotidiano La Repubblica: “Io l’ho vista la forza dell’impossibile“, mostrando la propria determinazione nel voler andare avanti. Una donna che non ha mai neppur pensato di abbassare il capo e che ha sempre parlato della propria tragica esperienza con estrema dignità.  A Le Parole della Settimana in onda su Rai Tre Liliana Segre ha fatto una confidenza circa i propri sentimenti sul numero che le è stato tatuato nei campi di concentramento. Il padrone di casa Massimo Gramellini le avrebbe chiesto: “Ha mai pensato di toglierselo o coprirlo?” e lei avrebbe risposto: “Assolutamente no. Quel numero lo porto con grande onore perché è la vergogna di chi lo ha fatto. Persone odiate per la colpa di essere nate e che non avevano più diritto al loro nome diventano un numero. Il numero serve, in quella numerazione, per sapere quanti pezzi c’erano. Io sono stata un pezzo”.

Ieri, giovedì 7 novembre, è stato il primo giorno sotto scorta della senatrice a vita la quale alle 10:30 si era recata al Museo della Scala di Milano per l’anteprima della mostra sui palchi del celebre Teatro per poi concedersi, riporta Repubblica, una breve passeggiata in Galleria. In molti fermano la senatrice per stringerle la mano e manifestarle la propria solidarietà in un momento in cui l’odio rivoltole è piovuto a iosa: messaggi sui social, il voto contro in Parlamento alla Commissione anti razzismo espresso dalla destra, e lo striscione appeso da Forza Nuova a Milano.

Stando a quanto riportato da Repubblica, il figlio di Liliana Segre, Luciano Belli Paci avrebbe affermato: “Il comandante Luca De Marchis ha riservato a mia madre una dedizione straordinaria. Non è stata lei a chiedere la scorta. È una signora molto indipendente, ma ha preso bene la decisione. Questa tutela è stata organizzata in un modo rispettoso e mia madre ha un bellissimo rapporto con l’Arma: neppure un anno fa oltre cento giovani carabinieri erano venuti al Memoriale della Shoah ad ascoltare la sua testimonianza“.

In merito alla scorta si è espresso anche un altro dei tre figli della senatrice, Alberto Belli Paci, il quale ha aggiunto: “Siamo sollevati e grati per la scorta a mia madre. Ero molto preoccupato. Mia madre, da semplice testimone della Shoah che andava da sola nelle scuole a raccontare la sua storia, è divenuta un vero e proprio simbolo e questo ha comportato inevitabilmente che fosse più esposta. Di recente –riporta Repubblica- ho sentito cambiare il clima ed è doloroso vedere lei, che ci ha sempre protetti anche da adolescenti, venire minacciata a 89 anni”.

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