Cremazioni multiple
(foto dal web)

Scandalo delle cremazioni multiple a Biella: l’azienda concessionaria avrebbe, per ben due anni, bruciato contemporaneamente i corpi di più persone. In alcuni casi alle famiglie sarebbero stati restituiti dei resti che non appartenevano ai propri cari defunti.

A Biella sono oltre 600 le famiglie ripiombate nel baratro del dolore dopo aver appreso cosa accadeva nel Tempio Crematorio della città gestito dalla Società SoCreBi al cui capo vi era Alessandro Ravetti. A parlare dello scandalo scoppiato nella provincia piemontese l’inviato della trasmissione Mediaset Le Iene Andrea Agresti. Durante il servizio è stato ascoltato un ex dipendente dell’azienda che deciso di denunciare le nefandezze che accadevano all’interno della SoCreBi.

Biella, lo scandalo delle cremazioni multiple: “In un’urna segnali che ci riconducevano a due individui

Sono le parole di un ex dipendente di nome Filippo a tracciare i contorni di una storia macabra che ha dell’inverosimile. L’uomo intervistato da Andrea Agresti per Le Iene nell’ambito di un servizio sule cremazioni multiple a Biella, ha rivelato cosa accadeva nell’azienda: “Per accontentare il continuo incremento delle cremazioni, ci dicevano di aumentare le bare all’interno del forno. Magari anche 2, 3 o così via“. L’uomo ha proseguito affermando che sarebbero stati proprio Alessandro Ravetti, titolare dell’azienda, e suo fratello Marco ad impartire l’ordine: “Sono loro che si sono inventati questo modo di fare (…) Vigeva la regola che bisognava andare più veloci possibili per consegnare il prima possibile le ceneri. Se invece di fare 6 o 7 cremazioni diventavano anche 14 – prosegue l’ex dipendente della SoCreBi- è ovvio che le entrate raddoppiavano“. I Ravetti, sempre stando alle parole di Filippo, avrebbero imposto anche un’altra scellerata regola in ordine ai tempi di combustione. Sul loro sito si leggerebbe, fanno vedere Le IeneIl processo di combustione del feretro dura mediamente due o tre ore“, ma in realtà, sempre a detta dell’ex dipendente, i due fratelli imponevano ai dipendenti di non farlo durare oltre 60 minuti.

La lista di quanto accadeva sarebbe stata ancor più lunga: le bare più lente da bruciare sono quelle con lo zinco perciò i Ravetti, riferisce l’ex dipendente, avevano imposto ai propri operai di tagliare lo zinco con un accetta ed estrarre la salma, di metterla poi in una bara di cartone ed inserirla nel forno insieme ad un altro corpo.  Ma non è tutto, l’ex dipendente Filippo riferisce che se all’interno delle bare c’era qualcosa di interessante gli veniva detto di “togliere, maniglie viti croci e i fiori che poi venivano rivenduti“. Il fratello di Alessandro Ravetti, Marco afferma Andrea Agresti sarebbe, infatti, titolare di un’agenzia di pompe funebri, dove venivano riutilizzati i pezzi sottratti ad altri defunti.

La faccenda, tuttavia, è ancora più grave. Cremando più corpi simultaneamente sarebbe impossibile distinguere le ceneri dell’una o dell’altra salma. L’ex dipendente, su questo punto avrebbe detto ad Agresti: “Molte urne venivano riempite a casaccio con altre ceneri e corpi di altre persone“. Raccapricciante ipotesi che ha condotto molte famiglie a far analizzare le ceneri dei propri defunti, giungendo ad un’agghiacciante verità. Il Generale Garofano, intervistato sempre dalla Iena Andrea Agresti in qualità di consulente delle famiglie coinvolte nella vicenda ha dichiarato: “In un’urna abbiamo avuto dei segnali che ci riconducevano a due individui“. Alessandro Ravetti, sempre a dire di Filippo, si sarebbe spinto ancora oltre dicendogli che le ceneri in disavanzo avrebbe dovuto buttarle nell’immondizia.

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