Leonarda Cianciulli
Leonarda Cianciulli (foto dal web)

Leonarda Cianciulli, soprannominata La Saponificatrice di Correggio, si rese responsabile dell’omicidio di tre donne distruggendone i cadaveri sciogliendoli nella soda caustica.

Una delle pagine più oscure della cronaca nera italiana è quella legata al nome di Leonarda Cianciulli, passata alla storia come La Saponificatrice di Correggio. La donna, nata nel 1894 a Montella, comune nella provincia di Avellino, fu condannata nel 1946 per aver ucciso tre donne, i cui cadaveri vennero e successivamente fatti a pezzi e sciolti nella soda caustica, come avviene nella produzione del sapone. Il caso ebbe un impatto enorme sulla popolazione e successivamente sui media non tanto per il numero delle vittime, ma per il piano di adescamento e le metodologie usate per disfarsi dei cadaveri.

Leonarda Cianciulli, la Saponificatrice di Correggio: le vittime

Leonarda Cianciulli, passata alla storia come uno dei serial killer più noti italiani e soprannominata in seguito come La Saponificatrice di Correggio, nacque a Montella (Avellino) il 14 aprile 1894 e negli anni a cavallo tra il 1939 e 1940 si rese responsabile dell’omicidio di tre donne che aveva adescato. Come raccontato da lei stessa al processo, i cadaveri delle vittime, vennero fatti a pezzi e poi sciolti nella soda caustica a circa 300 gradi. La Cianciulli raccontò di aver buttato alcuni resti nel pozzo nero della sua abitazione a Correggio, un comune in provincia di Reggio Emilia, mentre con altri creò delle saponette e addirittura con il sangue fece dei dolcetti che fece mangiare al figlio e alle vicine di casa.

Leonarda Cianciulli, ultima di sei figli, nacque a Montella (Avellino) il 14 aprile 1894. In paese, la ragazza, che non aveva avuto un’infanzia semplice, era nota come una donna di facili costumi e dal carattere ribelle, testimoniato anche dalle condanne ricevute nel 1912 per furto, nel 1919 per minaccia a mano armata di pugnale e nel 1927 per truffa. All’età di 23 anni, nonostante i suoi parenti le avevano indicato come marito un suo cugino, la Cianciulli si sposa con Raffaele Pansardi, un impiegato al catasto di Montella originario di Lauria. Come raccontato nel suo memoriale, da cui si evince quasi tutta la storia della donna, la madre la maledisse poco prima delle nozze, circostanza che secondo molti condizionò la mente criminale della Cianciulli. La maledizione della madre si era aggiunta alla profezia di una zingara che prima le aveva predetto la morte di molti dei suoi figli. La profezia si rivelò veritiera dato che 8 delle sue gravidanze si conclusero con la morte del nascituro. Anche questo, secondo gli esperti che si occuparono del caso influì sulla psiche della donna, che aveva deciso di proteggere ad ogni costo i figli rimasti in vita: tre maschi ed una femmina che, come scritto nel memoriale, sarebbero sopravvissuti grazie all’intervento di una strega del posto. La famiglia prima si trasferisce a Lauria, paese d’origine di Pansardi, successivamente a Lacedonia ed infine, a causa del terremoto del Vulture nel 1930 a Correggio in un’abitazione sita in corso Cavour 11.

In Emilia, Leonarda non più giudicata dalle malelingue di paese, è ritenuta una donna eccentrica e generosa che molto spesso accoglie persone in casa per offrire loro dolcetti e raccontare aneddoti, ma anche per offrire alcuni servizi di chiromanzia e astrologia, alle quali si era dedicata dopo la morte dei primi figli. Tra le persone che frequenta la Cianciulli ci sono anche tre anziane signore, senza parenti e stanche della loro vita. Allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, la donna venne abbandonata dal marito e temendo che il figlio potesse essere chiamato alle armi decide di ricorrere ad una stregoneria per salvarlo: compiere dei sacrifici umani. Ad essere “sacrificate” furono proprie le tre donne anziane che frequentavano casa Pansardi-Cianciulli adescate con alcuni espedienti: Ermelinda Faustina Setti (70 anni), Francesca Clementina Soavi (55 anni) e Virginia Cacioppo (59 anni).

Il primo omicidio, come ricostruito dagli inquirenti e raccontato dalla stessa Leonarda, fu commesso il 17 dicembre 1939, quando Ermelinda Setti si recò a casa di Leonarda convinta che quest’ultima le avesse trovato un uomo da sposare a Pola, ancora annessa all’Italia. La Canciulli aveva raccomandato all’amica di non parlare con nessuno della faccenda ed una volta in casa, dopo essersi fatta firmare la delega per la gestione dei beni ed una lettera destinata alle amiche, la uccise a colpi d’ascia, poi smembrò il corpo in nove parti, lo sciolse nella soda caustica e buttò i resti nel pozzo nero. Il sangue, come scrisse nel suo memoriale dall’assassina, venne raccolto in un catino e poi utilizzato per fare dei biscotti che vennero assaggiati da lei stessa e offerti al figlio e ai vicini di casa. La seconda vittima di quella che venne definita La Saponificatrice di Correggio, Francesca Clementina Soavi, una donna che gestiva un asilo nido, venne uccisa il 5 settembre 1940. Questa volta la promessa fatta alla vittima era un posto di lavoro al collegio di Piacenza consigliandole di vendere tutti i beni e partire senza dire a nessuno la sua destinazione. Il giorno della fantomatica partenza Francesca si recò dalla Cianciulli che la uccise anche in questo caso utilizzando una scure e poi sciogliendo il corpo nella soda caustica per poi vendere gli averi della donna che le aveva assegnato. Il 5 novembre dello stesso anno la Cianciulli colpì ancora uccidendo Virginia Cacioppo, ex soprano di successo, adescandola con la promessa di ottenere un lavoro come segretaria di un impresario teatrale. Anche questa volta, la donna venne prima assassinata e poi sciolta nel pentolone della Saponificatrice che, come scritto nel suo memoriale, ricavò delle saponette regalate ad amici e conoscenti.

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Gli strumenti usati da Leonarda Cianciulli e le foto delle vittime
Gli strumenti usati da Leonarda Cianciulli e le foto delle vittime (foto dal web)

La Saponificatrice di Correggio: le indagini ed il processo

Le scomparse delle tre donne rimangono quasi dimenticate, per via anche della guerra che ogni giorno mieteva centinaia di vittime. Nel 1941, però, la cognata di Virginia Cacioppo ne denuncia la scomparsa insieme a quella della Soavi e della Setti. Le indagini della polizia affidate al commissario Serrao portano subito i sospetti verso Leonarda Cianciulli che poco dopo venne arrestata dopo aver minacciato denunce per calunnia contro gli inquirenti. A condurre gli investigatori verso la donna fu anche un titolo di Stato che venne scambiato in Banca da un prete, Adelmo Frattini, il quale alla polizia spiegò di averlo ricevuto da Abelardo Spinabelli, amico della Cianciulli. Le indagini, che coinvolsero anche il tanto amato figlio della donna, Giuseppe, presero successivamente una direzione netta quando la donna confessò dopo l’arresto del figlio, di aver ucciso lei le tre donne e di averne distrutto i cadaveri. In casa della Cianciulli vennero ritrovati gli attrezzi utilizzati nei macabri omicidi (un martello, un seghetto, il coltello da cucina, le scuri, la mannaia e il treppiede, ora conservati nel Museo Criminologico di Roma), ed anche tracce di sangue, una dentiera delle vittime ed alcuni resti ossei.

Il processo contro la Saponificatrice di Correggio si aprì a Reggio Emilia solo nel giugno del 1946, anche a causa del conflitto mondiale. Durante le fasi del dibattimento, grazie ad una perizia del professor Filippo Saporito, docente all’università di Roma e direttore del manicomio criminale di Aversa, a Leonarda Cianciulli venne concessa la semi-infermità mentale. Il processo si chiuse un mese più tardi con la condanna della donna a 30 anni di reclusione e 3 da scontare in un ospedale psichiatrico con l’accusa di triplice omicidio, distruzione di cadavere tramite saponificazione e furto aggravato. In realtà Leonarda Cianciulli venne trasferita in manicomio dove passò oltre 24 anni spegnendosi all’età di 77 anni il 15 ottobre 1970. Intorno al caso legato alla Cianciulli si sono costruite numerose ipotesi e leggende, tra le quali quella che la donna avesse dimostrato ai giudici l’abilità di smembrare un cadavere da sola ed in pochi minuti sezionando un corpo non identificato che gli era stato messo a disposizione durante il processo. La storia della Saponificatrice di Correggio ha ispirato diversi romanzi, canzoni e film rimanendo una delle pagine più macabre della cronaca nera italiana.

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