Dramma all’interno di una caserma, carabiniere si suicida: “Almeno un caso a settimana, una strage”

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Carabinieri hiv messina
Carabinieri (foto dal web)

Giovanni Lo Faro, carabiniere del nucleo radiomobile di Palermo di 43 anni, si è suicidato all’interno della caserma a cui era stato assegnato: a ritrovare il corpo privo di vita i suoi colleghi.

Giovanni Lo Faro, 43 anni, carabiniere del nucleo radiomobile di Palermo, si è impiccato all’interno della caserma di corso Calatafimi. A trovare il suo corpo privo di vita sono stati i colleghi. Al momento non sarebbe stato trovato alcun messaggio del militare in cui avrebbe potuto spiegare le ragioni dell’estremo gesto. Lascia una compagna ed una bimba di soli 17 mesi.

Palermo, carabiniere si suicida in caserma: a ritrovare il corpo i suoi colleghi

Il rinvenimento del corpo e la chiamata d’urgenza ai sanitari del 118 che purtroppo giunti sul posto non hanno potuto fare altro che constatare la morte di Giovanni Lo Faro, carabiniere di 43 anni. Questo quanto accaduto durante la notte scorsa, tra sabato 26 e domenica 27 ottobre, riporta la redazione di Fanpage, all’interno della caserma di corso Calatafimi a Palermo. A ritrovare il corpo priva di vita i colleghi del giovane militare.

A commentare l’accaduto il SIM, Sindacato Italiano Militari, il quale ha affermato: “Giovanni era un giovane Appuntato Scelto dei Carabinieri, ben voluto da tutti, capace, serio e altamente professionale. Al 13° RGT Friuli Venezia Giulia di Gorizia sono ancora intorpiditi dalla triste notizia, proprio i colleghi dove Giovanni ha trascorso gran parte della propria carriera prima di approdare al Nucleo Radiomobile di Palermo, dove alla stessa stregua era già riuscito a catturare l’affetto e la stima da parte di tutti. Da nord a sud – riporta Fanpagela notizia ha devastato i cuori di tutti i colleghi, che si stringono attorno la famiglia per lenire il dolore che deriva da questa infame tragedia. Un pensiero alla sua piccola di 17 mesi, alla compagna, alla famiglia tutta. La sua voglia di combattere l’aveva espressa anche associandosi al SIM Carabinieri, segno evidente di una voglia di rivendicare i diritti di chi, come lui, ha bisogno di attenzioni. Purtroppo –conclude il SIM stando a quanto riportato da Fanpagenessun segnale premonitore, nulla che potesse far capire cosa aveva in mente, nulla da poter fare per Giovanni. Riposa in pace Caro Giovanni“.

Al momento non è stato rinvenuto alcun messaggio o lettera dell’uomo in cui avrebbe potuto spiegare il motivo dell’assurdo gesto. La criminologa Antonella Cortese, vice presidente dell’Osservatorio nazionale dei diritti e della salute dei militari e forze dell’ordine, ha spiegato all’agenzia di stampa Agi: “Ormai sembra che indossare una divisa sia l’equivalente di mettersi addosso una pesante armatura con un soffocante elmo che limita lo sguardo attorno a noi e partire per una solitaria battaglia con la consapevolezza di non farcela già in partenza. Almeno un caso a settimana, a volte di più – conclude la dottoressa – una strage silenziosa delle divise che va fatta conoscere il più possibile“.

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