Marquez e gli altri: quei dissidenti che non volevano annullare le qualifiche

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Marc Marquez e la bandiera rossa durante le prove libere del Gran Premio d'Australia 2019 di MotoGP a Phillip Island (Foto Honda)
Marc Marquez e la bandiera rossa durante le prove libere del Gran Premio d’Australia 2019 di MotoGP a Phillip Island (Foto Honda)

MotoGP | Marquez e gli altri: quei dissidenti che non volevano annullare le qualifiche

Alla fine le preoccupazioni per la sicurezza hanno prevalso, e la direzione gara ha optato per annullare le qualifiche del sabato pomeriggio e spostarle alla domenica mattina. Troppo pericoloso affrontare le velocissime curve del circuito di Phillip Island con quelle violente raffiche di vento dalla costa, che già pochi minuti prima avevano sbalzato fuori pista a 300 km/h la Ktm del povero Miguel Oliveira.

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Prima di prendere questa decisione, però, i commissari hanno convocato una riunione di emergenza della commissione sicurezza, alla presenza di tutti i piloti, a cui è stato chiesto di votare a favore o contro la cancellazione delle prove. La maggioranza si è espressa in favore dello stop, ma almeno cinque dissidenti si sarebbero invece detti intenzionati ad andare avanti con il programma previsto.

I nomi non sono stati comunicati ufficialmente, visto che le riunioni della commissione sicurezza si tengono a porte chiuse, ma secondo le indiscrezioni trapelate dall’Australia si tratterebbe di Alex Rins, Pol Espargarò, Johann Zarco, Jack Miller e soprattutto Marc Marquez. Davanti ai microfoni dei giornalisti, infatti, il campione del mondo ha ammesso che le condizioni erano “molto pericolose, soprattutto alla luce della presenza del vento e delle alte velocità su questo circuito”, ma ha anche aggiunto che “secondo me c’era una piccola possibilità di girare, come abbiamo fatto fino alla bandiera rossa”. Rincara la dose il Cabroncito: “Io giravo da solo ed era un problema, ma pensavo che fosse dentro il limite”.

Anche Miller voleva andare avanti

Della stessa opinione anche il padrone di casa Jack Miller: “Alcuni di noi, tra cui me, volevano continuare”, ha ammesso. “Io credo nel fatto di correre con qualunque condizione ci sia, conoscendo i propri limiti. Se vuoi spingere un po’ di più sai quali sono i rischi: ci rendiamo bene conto di quello che stiamo facendo. Ma la decisione ormai era stata presa”.

Alla fine, però, anche un cavaliere del rischio come il pilota della Pramac Ducati, sempre uno tra i primi ad azzardare le gomme da asciutto sulla pista ancora umida, dà ragione alla posizione dei giudici di gara: “Penso che la decisione sia stata giusta, perché lì fuori era piuttosto brutto. Ad un certo punto siamo piloti e a volte ci serve qualcuno che ci spinga di nuovo al di qua della linea e ci dica: ‘Ehi, è troppo stupido scendere in pista’”. La sicurezza prima di tutto.