Annarella Bracci
Annarella Bracci (foto dal web)

Annamaria, detta Annarella, Bracci venne uccisa la sera del 18 febbraio 1950 nel quartiere Primavalle di Roma in seguito ad un tentativo di stupro. Il caso a quasi 70 anni di distanza è ancora irrisolto.

Il 18 febbraio 1950 il quartiere romano di Primavalle diventa teatro di un terribile omicidio. La vittima è una bambina di soli 12 anni, Annarella Bracci. Quella di Annamaria, detta Annarella, è un’infanzia difficile trascorsa nella sua casa in via Lorenzo Litta nella borgata di Primavalle, insieme a diversi fratellini e la madre che si era separata dal marito. Annarella esce di casa nel pomeriggio del 18 febbraio per svolgere alcune mansioni assegnatele dalla madre e non fa più ritorno a casa. Il suo corpo venne ritrovato solo alcune settimane dopo in fondo ad un pozzo dal nonno. Le indagini portarono all’arresto di un amico di famiglia dei Bracci che in seguito venne assolto ed il caso ad oggi è rimasto irrisolto.

Omicidio Annarella Bracci: il ritrovamento del cadavere in fondo ad un pozzo

L’omicidio della piccola Annarella Bracci è rimasto un cold case mai risolto come molti appartenenti a quell’epoca. Annamaria Bracci, detta Annarella, una bambina di soli 12 anni venne uccisa la sera di sabato 18 febbraio del 1950, alla vigilia della domenica di Carnevale, nella borgata di Primavalle a Roma. Il quartiere della Capitale nel primo dopoguerra era completamente abbandonato a sé stesso: formato da un piccolo agglomerato di case popolari e scantinati con addirittura diverse fogne a cielo aperto. L’urbanizzazione che aveva accelerato la rifioritura della Capitale in seguito al secondo conflitto mondiale sembrava aver dimenticato quella borgata popolata da gente semplice, ma anche di persone legate al malaffare. Annarella abitava proprio in quel quartiere in via Lorenzo Litta, lotto 25, scala L, insieme a diversi fratelli, tra cui Mariano che da poco tempo aveva subito l’amputazione della gamba per un male che lo aveva colpito, e la madre che si era separata dal marito e non riusciva a sostenere il mantenimento dei figli. La piccola Annarella, costretta a diventare matura per via degli stenti patiti, per racimolare qualche soldo svolgeva commissioni per i vicini e badava alle faccende domestiche. Nel pomeriggio del 18 febbraio esce di casa per comprare del carbone e farsi dare dell’olio dalla vicina, ma da quel momento si perdono le sue tracce. La scomparsa venne subito denunciata, ma le forze dell’ordine si occuparono del caso quasi una settimana dopo, come fecero anche i giornali dell’epoca che diffusero anche le foto della bambina bruna con i capelli a caschetto ed uno sguardo triste. Un ricco barone, colpito dalla drammatica vicenda, offrì una lauta ricompensa (300mila lire) a chiunque avesse trovato la bambina che purtroppo venne ritrovata senza vita la sera del 3 marzo in fondo ad un pozzo, profondo 13 metri, tra via Torrevecchia e l’attuale via Cogoleto. Accanto al cadavere c’erano anche l’olio ed il carbone che la ragazzina era uscita a comprare. A rinvenire il cadavere di Annarella fu il nonno che agli inquirenti disse di aver individuato il luogo dopo aver sognato la nipote ottenendo la ricompensa del barone. Dall’autopsia si accertò l’efferatezza del delitto della bambina che era stata colpita da un corpo contundente alla testa ed aveva subito un tentativo di violenza sessuale. Ai funerali della vittima, celebratisi pochi giorni dopo a spese del Comune, parteciparono migliaia di persone e numerose istituzioni che vollero unirsi al dolore della famiglia per la terribile vicenda che aveva sconvolto la città intera.

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Annarella Bracci
Il pozzo dove venne rinvenuto il cadavere di Annarella Bracci (foto dal web)

Omicidio Annarella Bracci: le indagini ed i processi contro il presunto colpevole

La polizia inizialmente si concentrò sulla madre della piccola, Marta Fiocchi, scoprendo un’orribile circostanza. La donna poco tempo prima aveva abortito in casa davanti a tutti i figli ed il marito aveva denunciato la moglie per adulterio e procurato aborto facendo aprire un’inchiesta, durante la quale avrebbe dovuto testimoniare anche Annarella, le cui dichiarazioni che impaurivano la Fiocchi. Dopo il ritrovamento del corpo e le risultanze dell’autopsia, i sospetti sulla madre decaddero e la polizia individuò un presunto responsabile: Lionello Egidi, un bracciante sposato e con due figli che era conosciuto nel quartiere come “il biondino”. Egidi venne arrestato dopo alcune testimonianze che affermavano di aver visto Annarella insieme al bracciante mangiare castagne in strada. Durante gli interrogatori, che secondo fonti dell’epoca vennero eseguiti dalle forze dell’ordine con metodi poco ortodossi, il bracciante, che aveva alle spalle denunce per aver molestato delle ragazzine, confessò l’omicidio, per poi ritrattare davanti al giudice denunciando di essere stato torturato dalla polizia. Il “biondino” affermò di essere stato picchiato a tal punto dalla polizia da non essere riconosciuto dai parenti una volta scarcerato. Nel 1952, Egidi venne dichiarato innocente per insufficienza di prove, ma tre anni dopo in appello, a seguito della denuncia di un’altra ragazzina che aveva affermato di essere stata molestata, venne condannato a 26 anni di reclusione per l’omicidio di Annarella Bracci e a 3 anni per le molestie. Nel gennaio del 1957, la Corte di Cassazione ribaltò il giudizio in appello e la condanna per l’omicidio venne annullata. Dopo essere tornato in libertà il bracciante, nel 1961, tornò in galera dopo essere stato condannato con l’accusa di aver molestato un altro ragazzino.

Il delitto di Annarella Bracci, rimasto irrisolto, ha sconvolto la comunità romana non solo per la giovane età della vittima, ma anche per la sua efferatezza. Il ricordo di Annarella è ancora vivo in quella borgata della Capitale, non più dimenticata come allora, che ha deciso di intitolarle un parco giochi sorto nei pressi dell’abitazione dove viveva con la famiglia. Anche la Festa dello Sport che si tiene nella Capitale è stata dedicata a quella bambina dallo sguardo triste uccisa alla vigilia di un giorno di festa nell’Anno Santo proclamato da Papa Pacelli, Pio XII.

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